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Gubbio, De Silvestro, la Juventus e quella telefonata di Del Piero

La rete di Battista che ha aperto la goleada (Photo Studio)

Luca Mercadini
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I primi calci con nonno Elio, poi viene catapultato dal “Calcio Urania” vicino a Castelforte nel Lazio, alla Juventus dopo aver sfiorato il Manchester United. La storia di Elio De Silvestro comincia così. “Sì, è stato pazzesco - ricorda l'attaccante - il nostro mister era solito portare i migliori ragazzi in giro per la provincia. A Priverno l'ultimo step: eravamo un centinaio di giovani visionati da osservatori di club professionisti. Il giorno dopo mi chiamarono per dirmi che mi volevano una decina di squadre”. Scelse la Juve (è tifoso), giocò anche un torneo sotto falso nome pur di approdare in bianconero dopo essere stato corteggiato anche da Inter e Roma. Con la maglia bianconera ha vinto un torneo di Viareggio ed è arrivato in prima squadra con la quale ha fatto una tournée in America. Nonostante un guaio fisico per via di un colpo proibito di Motta rientra nel giro grosso e c'è la prospettiva di una presenza durante la prima di campionato. Ma l'inizio della stagione slitta a causa dello sciopero dei calciatori e a Torino arrivano tre esterni come Estigarribia, Giaccherini ed Elia che gli sbarrano la strada. Da lì il ritorno in Primavera. Ha avuto comunque un rapporto speciale con Antonio Conte che lo faceva allenare a tremila all'ora e con Del Piero al quale lo lega un aneddoto: “Eravamo negli Stati Uniti da tre giorni - ricorda - per problemi con il roaming dati, rimanevo sempre senza credito nel telefono. Ricevo la chiamata da mio padre incavolato nero. Cerco di abbassare il volume ma i rimproveri si sentono e Del Piero che era seduto dietro di me mi dice: stasera vieni in camera mia per telefonare”. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti. Girovago del calcio, scelte sbagliate (straccia un triennale con la Juve e per firmare cinque anni per il Lanciano in Serie B che poi fallisce), la serie C, l'arrivo a Gubbio. Un pizzico di sfortuna e qualche infortunio. L'ultimo, qualche mese fa. “Ora sto bene e sono pronto per tornare”. “Ma - conclude - pensare al calcio adesso diventa difficile. Prima o poi ne verremo fuori, io sono a disposizione”. Intanto si allena forte e studia: ha poco per laurearsi in Scienze Politiche.