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Coronavirus, Ternana: il racconto dei giocatori che soffrono di più

Fabio Gallo, allenatore della Ternana

Luca Mercadini
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La Ternana e il periodo di isolamento a causa del Coronavirus. Mentre la società di via della Bardesca si è prodigata nell'ennesima lodevole iniziativa sociale in aiuto della città, il mese di marzo appena messo alle spalle ha fatto emergere tutto l'affetto e l'umanità dei componenti della prima squadra rossoverde, rinchiusi nei propri appartamenti ternani in attesa di aggiornamenti sul ritorno agli allenamenti prima e alle partite ufficiali in campo poi. Ultima parte tutta in divenire (assemblea dei club di Lega Pro in programma stamattina) visto che modalità e formula per chiudere la stagione calcistica ancora non sono state dichiarate. Nel mese di marzo abbiamo cercato attraverso diverse telefonate di far venire a galla stati d'animo e preoccupazione riguardanti l'emergenza sanitaria soprattutto da quella “colonia” di giocatori provenienti dalla prima zona rossa italiana lombarda, senza tralasciare le situazioni oltre confine di Ferrante e Diakité. Dal quadro alla “Io sono leggenda” dipinto da Suagher della Bassa di Bergamo (sempre in contatto con Bergamelli e Defendi, altri due bergamaschi di nascita) al grido “Bergamo si rialzerà” dell'allenatore Fabio Gallo, sono state molte le dichiarazioni di vicinanza e solidarietà verso la zona rossa dove i familiari delle Fere stanno combattendo con il virus. Paghera, che sta passando l'isolamento insieme alla famiglia a Terni, ha sottolineato l'importanza simbolica dello striscione tra Bergamo e la sua Brescia, gesto di unificazione in questo momento delicato tra due storiche rivali dal punto di vista calcistico. Poi c'è anche chi è lontano dalla propria moglie in dolce attesa, come nel caso del barese Partipilo, costretto dal virus a “passare lontano dalla famiglia il compleanno del mio primogenito”. Nelle fila rossoverdi c'è anche chi i propri cari li ha oltre i confini italiani. Diakité non ha nascosto la preoccupazione ricevendo notizie da Parigi, dove “la situazione di emergenza è iniziata con qualche giorno di ritardo rispetto alle misure prese in Italia”. Oltreoceano, nel quartiere di San Martin a Bueons Aires, Ferrante ha nonni, zii e cugini, alle prese anche loro con tutte le misure restrittive per combattere il virus, in un quartiere di solito trafficato ma “deserto in queste giornate di quarantena”. Tutti sentimenti e dichiarazioni che i giocatori si scambiano sui vari gruppi Whatsapp, aspettando con trepidazione notizie migliori circa la curva di contagio. Perché a tutti manca calcare i campi da gioco, ma prima c'è da vincere la battaglia con il virus.