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Ternana, Paghera: "vi racconto il dramma della mia Brescia"

Fabrizio Paghera

Luca Mercadini
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  “I numeri drammatici concernenti ricoveri e decessi fotografano le proporzioni catastrofiche della pandemia Covid 19. Il quadro, allarmante in tutta Italia, è addirittura sconvolgente a Brescia, dove vivono nonna, genitori, fratello e nipoti. Eppure la mia gente saprà risollevarsi, con la stessa dignità e la stessa fierezza con cui sta affrontando questa terribile emergenza”. Amarezza e al contempo ammirevole compostezza nelle parole di Fabrizio Paghera, bresciano doc cresciuto nella squadra della propria città. “Come ogni comune cittadino – spiega il centrocampista rossoverde – mi affido al parere di epidemiologi e virologi e confido in un rallentamento della curva dei contagi da Coronavirus nei prossimi giorni”.   Nel frattempo gli ultras bresciani preannunciano l'intenzione di restare a casa se e quando dovessero riaprire gli stadi…   “Di fronte all'inestimabile valore della vita umana tutto passa in secondo piano, a cominciare dal calcio, che qualcuno definisce la cosa più importante tra le meno importanti. Si colloca in questa ottica lo striscione affisso la scorsa settimana al confine tra provincia bresciana e bergamasca, segno tangibile della coesione morale tra popolazioni separate da una storica rivalità sugli spalti ma accomunate da profonde analogie caratteriali e culturali”.   Come vivi le normative sull'isolamento sociale?   “Le considero sacrosante e quindi non mi pesano affatto, anche perché ho la fortuna di avere accanto a me mia moglie e la nostra bambina di otto mesi. Si chiama Lavinia e voglio pensare che quando festeggerà il suo primo compleanno tutto questo sarà alle spalle”.   Il tuo rapporto con la tifoseria ternana?   “Si basa su una chimica straordinaria, su una empatia che mi aiuta a dare il massimo. Probabilmente i tifosi mi apprezzano perché non mi risparmio mai”.   Il momento peggiore e quello migliore con le Fere?   “Sconfitta di San Benedetto e vittoria di Catanzaro, datate rispettivamente febbraio e dicembre 2019. Rispetto alla prima circostanza ricordo una spietata auto-critica durante una intervista a fine gara. Invece in riferimento alla seconda riassaporo l'esultanza per il mio gol a tempo scaduto, condivisa con i nostri sostenitori assiepati in curva. Spero di restare a lungo qui a Terni e quindi mi auguro di vivere tanti altri momenti simili”.   Il ritorno al calcio giocato?   “Mi auguro in tempi medio-brevi, perché questo significherebbe emergenza superata, ma non possiedo gli strumenti per abbozzare previsioni. Di sicuro siamo ancora in corsa per centrare un ottimo piazzamento nella griglia play off e per vincere la Coppa Italia, conquistando un trofeo prestigioso e garantendoci l'accesso agli spareggi promozione come terza classifica in campionato”.