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Calciopoli non finisce mai, Giraudo ricorre alla Corte Europea dei diritti dell'uomo

Roberto Minelli
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Calciopoli non finisce mai. A riaccendere la storia è stato l'ex ad della Juve, Antonio Giraudo, che a 14 anni di distanza è tornato a dare battaglia. Come? Ricorrendo alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per cancellare la radiazione che, sintetizzando, lo ha estromesso da un ambiente che aveva cavalcato con successo dal 1994 per l'appunto fino allo scandalo. Il manager torinese, che attualmente risiede a Londra, si è rivolto agli avvocati Jean Louis Dupont e Amedeo Rosboch per tutelare la propria immagine. Ecco il comunicato: "Antonio Giraudo ha presentato ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, chiamata a risolvere questioni giuridiche che riguardano l'essenza dello Stato di diritto: l'Italia ha violato l'art. 6 della Convenzione (che garantisce l'accesso a un tribunale precostituito per legge e il diritto ad un giusto processo) per aver consentito alle federazioni sportive la creazione di giurisdizioni disciplinari non precostituite per legge, che hanno lasciato al ricorrente e ai suoi avvocati soltanto 7 giorni per predisporre le difese, lasso di tempo insufficiente anche solo per la semplice lettura di un fascicolo di oltre 7000 pagine. E ancora, per aver sottoposto queste giurisdizioni disciplinari alla stessa autorità - il presidente della Figc - alla quale era sottoposta la procura, ossia l'organo che ha istruito e sostenuto l'accusa. La Cedu dovrà anche decidere se la durata ragionevole sia stata violata".