Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, il medico del Gubbio lancia l'allarme: "Fermiamo i campionati"

Luca Mercadini
  • a
  • a
  • a

Non possono tornare a casa, non possono frequentare cinema, bar, ristoranti, pizzerie, pub. I giocatori del Gubbio devono attenersi in maniera scrupolosa alle disposizioni scritte consegnate loro dal medico sociale, professor Giangiacomo Corbucci, per cercare di contrastare in maniera attiva, con comportamenti responsabili, quanto più possibile il rischio da contagio. L'emergenza Coronavirus nell'ambiente rossoblù è un problema con il quale si convive tutti i giorni, come tutti del resto, ma la percezione dei possibili rischi è amplificata perché all'orizzonte ci sono da giocare partite a porte chiuse, per di più anche in zone dove la concentrazione di malati e contagiati è molto alta come  Carpi e Modena, e dove l'impedimento dell'ingresso ai tifosi non è certo l'antidoto alla possibilità di venire in contatto con il Covid-19. Lo spiega bene proprio Corbucci. “Abbiamo dato ai nostri tesserati una serie di raccomandazioni precise, alle quali attenersi prima e dopo le partite. Ma è il durante che non possiamo controllare. Mi chiedo: che logica ha evitare di frequentare certi luoghi, evitare di stringere la mano altrui, mantenere almeno un metro di distanza di sicurezza e poi consentire in campo lo scontro fisico? La trasmissibilità del virus c'è anche con le goccioline di saliva e durante i 90 minuti i calciatori sono praticamente in contatto gli uni con gli altri e a nessuno viene in mente di rispettare la distanza di sicurezza”. Se fosse dipeso da lei avrebbe schiacciato il bottone per interrompere tutti i campionati? “Il bottone per stoppare il campionato di serie C? Lo avrei pigiato un mese fa, eccome. Vi chiedo? Quali garanzie si hanno nell'andare a giocare in trasferta, pernottare in un albergo che si spera venga  sanificato tutti i giorni con alcool a 90 gradi, amuchina e quant'altro, perché il virus vive sulle superfici e sugli oggetti dalle 6 alle 9 ore, e serviti da camerieri che non potendo lanciarti i piatti da un metro dovrebbero avere guanti e mascherine? Credo che la decisione di giocare a porte chiuse risponda a logiche di marketing, di interessi economici. Faccio fatica, da medico, a pensare che al primo posto sia stata posta la salute e la sicurezza degli atleti, dei tecnici, degli arbitri, di tutti quelli che operano in questo mondo”. Detto questo? “Detto questo prima della partita i nostri atleti non dovranno uscire dallo spogliatoio, né intrattenere rapporti amichevoli, strette di mano con gli avversari. Alla fine della partita non potranno rilasciare interviste, transitare nella mix zone, e dovranno recarsi ognuno nelle proprie abitazioni”. Ieri, sabato, sono terminati gli allenamenti. In questi giorni di riposo saranno liberi di tornare a casa? “No, hanno l'obbligo di rimanere a Gubbio. Uniche eccezioni chi abita in Umbria”. Lo stato di salute generale della squadra? “Grazie a Dio molto buono. Gli spogliatoi vengono sanificati tutti i giorni, i pavimenti lavati con alcool e varechina. Facciamo controlli quotidiani su tutti gli atleti. Finora, e speriamo per sempre, nessun segno, nessun sintomo, niente. Ma, ripeto bisognava congelare il campionato. Giocare a porte chiuse è una soluzione all'italiana e dal punto di vista medico scientifico la ritengo un'aberrazione”.