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Gubbio, il 4-3-3 non fa più per te: meglio il 4-4-2

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Luca Mercadini
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Prima sensazione dopo quattro turni di campionato. Il 4-3-3 non è l'habitat di questo Gubbio. Davanti non ci sono le caratteristiche giuste per sostenere un modulo che, a queste latitudini, sta diventando quasi una maledizione. IL PAREGGIO CONTRO LA SPAL Dai tempi di Torrente non c'è stato allenatore che non l'abbia praticato, quasi che il 4-3-3 fosse diventato un marchio di fabbrica della As Gubbio piuttosto che uno schema come tanti altri. Senza dimenticare che Torrente, che se ne fece paladino per due stagioni, aveva là davanti gente del calibro di Marotta, Gomez, Casoli e Perez il primo anno, Gomez, Galano, Donnarumma e Daud la stagione successiva. Giocatori in grado di attaccare la profondità e di saltare l'uomo, sempre sostenuti da una mediana di grande corsa e sacrificio. Qualità che, purtroppo, non si vedono nel Gubbio attuale. Seconda sensazione dopo quattro turni di campionato. Se il 4-3-3 è un abito che non si addice alla misura del Gubbio è forse il caso di provare con altre soluzioni. C'è chi invoca il 3-5-2 ma francamente pur avendo i centrali di difesa, mancherebbero i due stantuffi sulle fasce in grado di evitare un pericoloso schiacciamento sulla linea di retroguardia. Si potrebbe pensare, allora, al caro e vecchio 4-4-2. Anche in questo caso non mancherebbero le difficoltà ma ci sarebbe almeno la possibilità di schierare due attaccanti vicini (Regolanti-Cais, Luparini-Regolanti, Cais-Luparini) in modo da avere più consistenza in area di rigore, laddove finora il Gubbio non ha mai visto palla. Dato purtroppo impreziosito dalle appena due reti segnate, una su calcio di rigore, nessuna su azione. Terza sensazione dopo quattro turni di campionato. È brutale dirlo, ma per raggiungere l'obiettivo salvezza è forse il caso di prescindere dalla ricerca spasmodica del gioco. Per farlo serve quella qualità che oggi il Gubbio, inutile nasconderci dietro un dito, purtroppo non ha. E allora potrebbe non essere sbagliato servirsi di più del lancio lungo. A patto che, sul fronte offensivo, ci siano almeno due giocatori disposti alla battaglia e far valere il proprio fisico. Ecco, quindi, che torna in mente il pensiero del 4-4-2. Quarta sensazione dopo quattro turni di campionato. Se Loviso è quello di questi giorni, forse era meglio...quando era peggio. Intendiamoci: per far giocare l'ex Cremonese ancora in evidente ritardo si è rinunciato o si è dovuto spostare a mezzala capitan Domini che, volenti o nolenti, in precampionato e a L'Aquila almeno sul piano della corsa e del carattere qualcosa aveva fatto vedere. Il Loviso odierno serve a ben poco. Gioca in una mattonella schiacciato a ridosso della difesa, si propone mai o quasi, allunga le distanze tra i reparti, dispensa palloni con francescana semplicità in orizzontale e, quanto a dinamismo, che Dio ce ne scampi. Domanda: ma Loviso potrebbe fare uno dei due mediani in un potenziale 4-4-2? Risposta: difficile, forse Domini ed Esposito sembrano più adatti, magari con l'arretramento di Vettraino da una parte e l'avanzamento di D'Anna dall'altra. E quindi? È un bel rebus, ma qualcosa bisognerà pur fare anche perché la quinta e ultima sensazione dopo quattro turni di campionato è che il Gubbio si sia infilato in un tunnel lungo, buio e tempestoso. Ma Acori, tecnico esperto e navigato, saprà certamente come venire fuori.