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L'Italia piange Gimondi, la leggenda che vinse i tre grandi Giri

Roberto Minelli
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L'Italia delle due ruote perde una delle sue leggende. All'età di 76 anni, per un infarto, se n'è andato Felice Gimondi, semplicemente uno dei più grandi ciclisti di sempre. Un campione completo, capace di fare la differenza in montagna, nelle volate, in fuga, nelle prove a cronometro. In carriera riuscì a vincere tutti e tre i Grandi Giri: uno dei sette corridori a riuscire nell'impresa. Trionfò al Giro tre volte (1967, 1969 e 1976), Tour (1965) e Vuelta (1968). Gimondi detiene il record di podi al Giro, nove. Nel suo curriculum anche un Mondiale, una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo e un Lombardia. Nel complesso, 118 successi da professionista. Per undici volte ha rappresentato i colori azzurri ai Mondiali. Una sequenza di trionfi straordinaria e ottenuta nonostante la fortissima concorrenza, anzi lo strapotere, di sua maestà Eddy Merckx, protagonista in quegli anni. I molti piazzamenti ottenuti alle spalle del Cannibale gli fruttarono il soprannome di eterno secondo. Gianni Brera coniò per lui "Felix de Mondi" e Nuvola Rossa. Originario di Sedrina, provincia di Bergamo, Gimondi iniziò a gareggiare nel 1959 e l'anno dopo centrò il primo successo, la Bergamo-Celana. Da dilettante si aggiudicò 16 gare e nel 1964 debuttò anche ai Giochi di Tokyo. Il debutto tra i professionisti nel 1965, con i colori della Salvarani che vestì fino al 1972. Al suo primo Giro concluse al terzo posto, mentre al debutto al Tour centrò a sorpresa subito la vittoria finale, quinto italiano ad aggiudicarsi la Grande Boucle. Il primo trionfo al Giro è del 1967, segnato dall'impresa nella terz'ultima tappa, tra il Tonale e l'Aprica. Nel 1968 vinse la Vuelta. Nel 1978 corse il suo ultimo Giro, piazzandosi undicesimo. Chiusa la carriera su strada nel 1978, con la partecipazione al Giro dell'Emilia, rivestì i panni di direttore sportivo della Gewiss-Bianchi e fu poi presidente della Mercatone Uno-Albacom, la formazione di Marco Pantani.