Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Brasile e Due Mondi: corpo a corpo in danza

Riccardo Regi
  • a
  • a
  • a

Nel cartellone di danza di questa edizione del Festival dei Due Mondi, lo spettacolo in scena sino a domenica, sempre alle 21,30 al Teatro Romano, si propone, sulla carta, come il più accattivante e colorato. Lo realizza il Grupo Corpo, compagnia brasiliana formata nel '75, a Belo Horizonte. Ritorna al teatro Romano dopo una assenza di decenni, con un programma “ideato in esclusiva” per Spoleto dal proprio direttore artistico, Paulo Pederneiras, e realizzato dal fratello, il coreografo Rodrigo, con altri due membri della famiglia Pederneiras. I modi d'essere e il fare di tale impresa artistica, sostenuta dalla energia di ventuno ballerini, sono forse realizzabili solo in Brasile. Nella danza dei due titoli in scena, “Dança Sinfonica” e “Parabelo”, sembrano lontane le possibilità di un “discorso”, di controversie intellettuali, i progetti altisonanti di una “architettura del movimento”, attributi d'obbligo nelle compagini europee e americane. C'è, invece, ed è molto generosa, l'irruenza festosa e gentile delle partiture, firmate da Marco Antônio Guimarães per il primo titolo, e da Tom Zé e José Miguel Wisnik per il secondo. Ed è proprio la musica che mette in fibrillazione le fluttuazioni ritmiche dei danzatori, li guida come in un binario, ne sostiene le entrate e le uscite, e agisce da catalizzatore di quella loro fisicità, così prestante. E se il palcoscenico appare a tratti inebriato da una fresca esuberanza di stampo etilico, l'atmosfera è, molto più semplicemente, e allegramente, tutta “brasileira”. Lo è nelle molte sfumature della pelle, nella sensualità disinvolta e noncurante, che esibisce volentieri bellezze e muscolarità varie, e sembra non conoscere angosce e frustrazioni, né il senso del “peccato originario”. Al posto di quei conturbamenti, la scena trasmette invece solarità, gioia di vivere, e un calore umano al quale non siamo più abituati, particolarmente nelle proposte di danza del Vecchio Continente. Ermanno Romanelli