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Terremoto, via alle verifiche degli edifici: 30 in tenda

Alessandra Borghi
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Una coppia arrivata per salire sul monte Vettore ha fatto tappa a Castelluccio di Norcia giovedì 25 agosto. Ha chiesto un caffè, ma invano: anche le attività sono chiuse e vuote, come le case. Il classico giro tra gli scorci mozzafiato di uno dei borghi più belli e noti d'Italia resta interdetto. Le viuzze sono invase, con cadenza imprevedibile, dai resti dei crolli che ne hanno alterato il volto accogliente. A Castelluccio per ora si può andare per capire quanto la perla del turismo umbro sia cambiata per colpa del sisma, anche se sono frazioni non umbre le più danneggiate. Nel pomeriggio di due giorni fa, tolti vigili del fuoco e forze dell'ordine, erano pochi i presenti: una quindicina. “Stavo da queste parti da giovane - ci ha detto un'anziana, seduta a due passi da una gelateria chiusa - Sono del 1928. Ora vivo tra Roma e Norcia. La scossa l'ho sentita bene. La nostra casa è nuova, ma non si può accedere”. Anche per lei e la sorella, quindi, sono iniziate le notti in tenda. La protezione civile ne ha montate quattro poco prima della salita che immette tra le case ed è sbarrata dalla striscia bianca e rossa. “Ci sono una trentina di posti”, ci ha spiegato l'assessore al bilancio Manuela Brandimarte. Un padre di famiglia pensava a che effetto avrebbero fatto le tende alle figlie: “Le mie bimbe hanno avuto una crisi di panico. Si sono impressionate con tutti questi mezzi e il via vai… Vedremo che fare. Qui abbiamo un'osteria, forse agibile, ma per il momento non raggiungibile”. Un uomo di mezza età si è limitato a spiegare: “Sono venuto a controllare i danni alla casa, ci devo entrare dentro e qualcuno mi deve accompagnare”. Una delle funzioni assolte dai vigili del fuoco e dalle altre forze presenti sul posto è proprio questa: portare la gente a recuperare effetti personali quando non vi siano rischi. Non si può andare nella zona rossa da soli, là dove, nel silenzio sovrano, la sequenza di immobili lesionati inizia subito. A lato di una casa a più piani, un cumulo di macerie: è rimasta la facciata, mentre tetto e parete laterale sono crollati travolgendo pure i bidoni dei rifiuti. Spicca - va però sottolineato - la differenza tra edifici per cui si è investito in ristrutturazioni e altri da tempo lasciati a se stessi. Mentre il Vettore occhieggia sullo sfondo, scenario imperturbabile che irride alla pochezza dei manufatti umani, i segni del terremoto spuntano anche sull'asfalto: cedimenti di terreno sembrano aver spezzato il bordo di una strada. Quasi dalla parte opposta rispetto alla piazza a cui si arriva in auto, c'è una casa a più piani con scale esterne lesionate e una facciata messa a dura prova. “Due coniugi con radici in questo territorio volevano stare lì in questi giorni per battezzare la figlia. Fortuna che il sacerdote aveva detto loro che era troppo indaffarato”, racconta qualcuno. Lasciando alle spalle l'arco accanto a cui campeggia, tra l'altro, una lapide dedicata a don Armando Marsili, già parroco di Castelluccio, si costeggiano altri muri crollati fino a un'auto con il cofano sfondato da un manufatto piombato dall'alto e rimasta lì dalla notte del terremoto. Anche il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta è in condizioni precarie. “C'è una campana di parecchi quintali e ci hanno detto che tutto sarà lasciato così finché lo sciame sismico non sarà finito. Resisterà?”, si chiedeva un abitante. Non escluso che la prossima settimana il campanile possa essere imbracato. Intanto sono arrivati i tecnici comunali per le prime verifiche degli edifici.