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Crollo della chiesa di San Giacomo, in aula va in scena lo scaricabarile

La chiesa di San Giacomo

Pamela Bevilacqua
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Crollo alla chiesa di San Giacomo, il processo va avanti. Il consulente dei due progettisti finiti sotto processo punta il dito sul direttore dei lavori e la ditta, parlando di una difformità tra il progetto e l'esecuzione effettiva dei lavori stessi. L'ingegnere Paolo Grazioso ne è convinto. "I lavori erano difformi rispetto al progetto, il piano di posa delle colonne era su un piano diverso. Gli scavi fatti erano più profondi". Se il progetto prevedeva uno scavo di un metro ma la ditta si rendeva conto che bastavano 25 centimetri, avevano il dovere di interrompere la realizzazione e modificare. Lo scavo si doveva arrestare. Relativamente alla possibilità di fare i saggi per verificare la consistenza del terreno, la legge in materia non chiede di farli espressamente. Si può decidere di non effettuarli. "Inoltre - ha detto il consulente - i saggi vengono fatti a campione: chi dice che avrei effettuato il saggio sulla colonna 6? Quella crollata in sintesi. Il direttore dei lavori ha il polso della situazione, gli si impone il rimedio di eventuali circostanze difformi al progetto". Altro testimone sotto torchio, monsignor Luigi Piccioli committente dei lavori, in un primo momento, che ha dichiarato di aver firmato le carte sottopostegli dai collaboratori dell'ufficio tecnico della curia. "Non ricordo se il piano coordinamento e sicurezza era nella documentazione che poi venne consegnata in Regione". L'ingegnere Giovanni Gangi infine, ha sostenuto che l'evento sia di responsabilità del coordinatore della prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. Andava redatto un piano di valutazione dei rischi più dettagliato, invece era carente. Ognuno tira l'acqua al suo mulino in questo processo. Una sorta di scaricabarile da un soggetto coinvolto a un altro. Tra un mese si ritorna in aula.