Il Lirico Sperimentale dà voce a Sarah Scazzi e alle altre vittime del femminicidio

Sarah Scazzi

Spoleto

Il Lirico Sperimentale dà voce a Sarah Scazzi e alle altre vittime del femminicidio

03.09.2019 - 13:24

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Coraggio. E' il sostantivo che sancì nel 1947 la nascita del Teatro Lirico. Che, crescendo, è coerentemente stato sempre più Sperimentale. Il 6 settembre si inaugura la Stagione numero 73 al Teatro Caio Melisso di Spoleto con un'opera in prima assoluta che si intitola “Re di donne”. E' incentrata sul femminicidio che non solo è perpetrato dall'uomo sulla donna ma anche dalla donna sulla donna, su se stessa. Si ispira, liberamente, anche al dramma di Avetrana e all'omicidio di Sarah Scazzi. Non a caso il libretto è scritto da una giornalista del Sole 24 Ore, Cristina Battocletti (nella foto in basso) che spiega: “Il femminicidio, nella mia visione, è l'aggressione del più debole per il dominio di un pensiero maschilista, e quindi non arma solo gli uomini contro le donne, ma anche le donne contro le donne. Re di donne racconta una faccenda cruda, un delitto, l'elaborazione ignorante ed efferata a un sentimento di misoginia che l'Italia non può tollerare”.
Il compositore e coautore del libretto è John Palmer (foto a lato): “Si indagano afferma - gli aspetti psicologici emersi da un pericoloso triangolo amoroso che coinvolge due donne e un uomo di una cittadina della provincia Toscana. La musica è innovativa, a volte stridente, con vasto uso dell'elettronica”. Chiara la direzione presa dal regista livornese Alessio Pizzech che illustra come vede la scena piena “di cellulari e corpi discinti, di giovani vestiti e truccati come quarantenni, ma con il cuore e l'emotività di quindicenni, in un costante giudicare ed essere giudicati, in un cercare un bacio o un gesto osceno che confonde la dimensione del privato e del pubblico alterando le relazioni”.
L'opera è diretta dal maestro Vittorio Parisi, scene di Andrea Stanisci, costumi di Clelia De Angelis e luci di Eva Bruno.
Protagonisti vocali i vincitori del concorso Comunità Europea per giovani cantanti lirici dello Sperimentale: Lada Bočková, Marco Rencinai, Miryam Marcone e Daniela Nineva.
Claudio Lepore è il direttore del Lirico che ha come direttore artistico Michelangelo Zurletti.
La sensazione alla vigilia di una prima così tanto attesa qual è, Lepore?
“E' uno spettacolo intenso dal punto di vista registico e musicale, di forte presa. Non sarà uno spettacolo accattivante ma di rottura. Un'opera che rientra di diritto nell'ambito del teatro civile e quindi ha una evidente componente di denuncia rispetto al femminicidio sviscerato in tutti i suoi aspetti”.
Solitamente lo spettatore della lirica si affida alla tradizione. Cosa si chiede, invece, a quello che assisterà a “Re di donne”?
“Una particolare attenzione. Detto che ci sarà una conferenza di presentazione nella quale il compositore e gli autori esporranno qual è il senso del loro lavoro artistico, si tratta di musica del nostro tempo, evidentemente diversa da quella tradizionale di grande repertorio”.
Un rischio calcolato?
“L'opera contemporanea è parte della nostra storia esattamente come lo è l'Opera in sé. La nostra è un'ulteriore sfida che ci auguriamo venga apprezzata dallo spettatore che di fatto, negli anni della lunga vita del Lirico, ha sempre accettato. Del resto è dal 1994 con Luciano Berio che abbiamo preso questa direzione”.
Avevate istituito anche un concorso di composizione...
“Il premio biennale Orpheus, di cui lo stesso Berio era presidente. L'ultima edizione è datata 2007, poi sono subentrati problemi di carattere economico... non avevamo i sostegni necessri per la parte ordinaria, figuriamoci per quella straordinaria. Ricordo che chiudemmo con Obra Maestra di Giuseppe Mancuso per la regia di Pippo Delbono. E abbiamo lasciato il segno. Peraltro, poi, abbiamo affrontato numerose problematiche sociali: nel 2012 Opera migrante e nel 2015 A Christmas Eve sulle violenze domestiche”.
Come giudica il dato Siae che certifica l'incremento dell'11% degli incassi nel 2018 rispetto al 2017 riguardo la lirica?
“In maniera duplice”.
I numeri non corrispondono?
“Non so quanto il dato sia oggettivo, nel senso che a mio avviso la lirica resta poco apprezzata dagli italiani a cominciare dalle istituzioni che la dovrebbero sostenere. Registro l'apprezzamento da parte degli stranieri, di cui positivamente risentono, peraltro, soprattutto le grandi città: Milano, Roma... Incide positivamente l'apertura dei teatri ai giovani, in particolare alle scuole. Noi siamo stati dei precursori in questo senso: da 15 anni portiamo a teatro di media ogni anno 2.400 bambini; allestiamo appositamente tre rappresentazioni di un'opera fornendo materiale didattico agli insegnanti. Si tratta, adesso, di bambini e ragazzi; la speranza è che domani diventino spettatori adulti con tutto quello che ne consegue”.
A proposito di fondi, come sta oggi il Lirico Sperimentale?
“Staremmo anche bene se avessimo potuto contare sul sostegno dell'ente Regione perlomeno come lo scorso anno. Spiego: il fondo complessivo della legge regionale n° 17 del 2004 è stato finanziato con 290 mila euro quando normalmente si attestava attorno ai 700mila euro”.
Lei dal 1996 è direttore del Lirico ma già prima era dentro il “comparto spettacolo”. Cosa spera?
“Auguro al teatro d'opera di offrire sempre al pubblico i capolavori che hanno reso questa forma di espressione artistica così conosciuta nel mondo. Al Lirico Sperimentale, lunga vita: dopo 73 anni di attività è ormai ben radicato e i rami non possono che infoltirsi”.

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