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Un giorno in pretura, stasera in tv sabato 14 maggio su Rai 3: le anticipazioni e l'orario. L'omicidio di Marta Russo

La conduttrice Roberta Petrelluzzi

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Secondo appuntamento con Un giorno in pretura oggi, sabato 14 maggio, su Rai 3. Dopo la mezzanotte andrà infatti in onda lo storico programma, nato nel 1988, che ha superato quota 590 puntate. Condotto da Roberta Petrelluzzi, il programma ripercorre questa sera il caso di Marta Russo, uno dei processi  più significativi degli ultimi anni.

 

 

Questa sera andrà quindi in onda la seconda e ultima parte del racconto dell'omicidio di Marta Russo, avvenuto 25 anni fa nell'Università la Sapienza di Roma, uno dei casi più controversi e discussi della storia processuale italiana. Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 4 mesi per omicidio colposo, e 4 anni e 2 mesi per favoreggiamento. Ma ancora oggi, molti ritengono che la condanna dei due giovani sia stata ingiusta e sbagliata. Il processo è indiziario e l'unica testimone oculare è stata la segretaria dell'istituto di filosofia del Diritto, Gabriella Alletto. La Corte mette quindi a confronto la giovane donna e i due assistenti universitari.

 

 

IL CASO
Marta Russo – laureanda in giurisprudenza – cammina tranquilla insieme all’amica Jolanda in un vialetto di raccordo della Città Universitaria. Mancano pochi minuti a mezzogiorno e, all’improvviso, la ragazza viene raggiunta da un colpo di proiettile alla testa. Si accascia al suolo e dopo quattro giorni di coma viene dichiarata morta. Le indagini sono fin da subito alquanto complicate perché la ragazza non aveva nemici. In ballo diverse teorie: dalla pista terroristica allo scambio di persona, fino alla curiosa coincidenza che il 9 maggio è la data delle morti di Aldo Moro e Peppino Impastato. Nel fare i rilievi, oltre 50, la polizia scientifica isola una particella di polvere composta da due sostanze (bario e antimonio) considerate provenienti, in maniera certa ed esclusiva, da polvere da sparo. La traccia si trova sul davanzale dell’Aula 6 dell’Istituto di filosofia del diritto. Vengono interrogate moltissime persone, nessuno fornisce elementi interessanti. Si scopre tuttavia che pochi istanti dopo lo sparo, da quella stanza, la dottoranda Maria Chiara Lipari ha fatto una telefonata. Sta di fatto che a un certo punto quel luogo vuoto, La Lipari, lo fa diventare popolatissimo. Prima tirando in ballo due colleghi, liberati dai sospetti perché con due alibi solidi. Poi, a 15 giorni dal delitto, facendo i nomi di prima di Gabriella Alletto, segretaria dell’istituto, e Francesco Liparota, bibliotecario; e poi di Salvatore Ferraro, assistente universitario. E solo l’8 agosto (tre mesi dalla tragedia) quello di Giovanni Scattone, autore materiale dello sparo.