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Un giorno in pretura, oggi 7 maggio 2022 su Rai3: il caso Marta Russo. L'orario della trasmissione

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Stanotte - 7 maggio 2022 - torna in tv lo storico format Un giorno in pretura, la trasmissione in onda su Rai3 dal 1988 e che proprio oggi taglierà il traguardo delle 590 puntate. Alla conduzione sempre Roberta Petrelluzzi e l'appuntamento è dopo la mezzanotte. Per il ritorno della stagione primaverile del programma viene ripescato uno dei processi più significativi degli ultimi anni: quello di Marta Russo – studentessa di 22 anni colpita il 9 maggio del 1997 da un proiettile all’interno dell’Università La Sapienza - e per cui furono condannati Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro.

 

 

Il caso. Marta Russo – laureanda in giurisprudenza – cammina tranquilla insieme all’amica Jolanda in un vialetto di raccordo della Città Universitaria. Mancano pochi minuti a mezzogiorno e, all’improvviso, la ragazza viene raggiunta da un colpo di proiettile alla testa. Si accascia al suolo e dopo quattro giorni di coma viene dichiarata morta. Le indagini sono fin da subito alquanto complicate perché la ragazza non aveva nemici. In ballo diverse teorie: dalla pista terroristica allo scambio di persona, fino alla curiosa coincidenza che il 9 maggio è la data delle morti di Aldo Moro e Peppino Impastato. Nel fare i rilievi, oltre 50, la polizia scientifica isola una particella di polvere composta da due sostanze (bario e antimonio) considerate provenienti, in maniera certa ed esclusiva, da polvere da sparo. La traccia si trova sul davanzale dell’Aula 6 dell’Istituto di filosofia del diritto. Vengono interrogate moltissime persone, nessuno fornisce elementi interessanti. Si scopre tuttavia che pochi istanti dopo lo sparo, da quella stanza, la dottoranda Maria Chiara Lipari ha fatto una telefonata. Sta di fatto che a un certo punto quel luogo vuoto, La Lipari, lo fa diventare popolatissimo. Prima tirando in ballo due colleghi, liberati dai sospetti perché con due alibi solidi. Poi, a 15 giorni dal delitto, facendo i nomi di prima di Gabriella Alletto, segretaria dell’istituto, e Francesco Liparota, bibliotecario; e poi di Salvatore Ferraro, assistente universitario. E solo l’8 agosto (tre mesi dalla tragedia) quello di Giovanni Scattone, autore materiale dello sparo.

 

 

Il processo, seguitissimo dai mass media, si apre dunque con l’accusa per i due assistenti di omicidio volontario aggravato da futili motivi visto che i due e la Russo non si era mai incontrati. Inoltre, qualche testimone dichiara di aver sentito parlare Scattone e Ferraro della teoria del “delitto perfetto“. Alla fine dei tre gradi di giudizio, Scattone viene condannato a 5 anni e quatto mesi, Ferraro a 4 anni e due mesi per favoreggiamento. Una sentenza che, a distanza di 25 anni, fa ancora molto discutere.