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Don Matteo, adesso a Spoleto arriva Don Massimo: ama la terra e gli ulivi dell'Umbria

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Nella tredicesima edizione di Don Matteo, inizio stasera in tvgiovedì 31 marzo, su Rai 1, dalla quinta puntata compare sulla scena don Massimo, interpretato da Raoul Bova, che di fatto raccoglie il testimone di Terence Hill, protagonista della serie. Don Massimo è un prete diverso. Diverso da Don Matteo e da tutti gli altri. Un prete della “terra”, contadino, abituato a sporcarsi le mani, più propenso a stare tra gli ulivi umbri e a zappare la terra che a stare dentro le quattro mura della canonica. Certamente saldo nella sua fede e nel suo rapporto con Dio, ma con le difficoltà di tutte le persone di oggi, dell’uomo comune: un prete che, come tutti noi, ha a volte anche bisogno di sfogarsi, di scaricare le tensioni.

Don Massimo - spiega la Rai nella sua presentazione - un po’ per vocazione professionale (nella sua vita di prima) e un po’ per attitudine, è sempre stato un tipo solitario, abituato a occuparsi di sé senza dover rendere conto a nessuno: ecco perché in qualche modo fa sempre un po’ fatica a entrare in contatto con gli altri, specialmente se quegli altri sono la pazza famiglia della canonica. Don Massimo arriverà a Spoleto al suo primo incarico in una parrocchia, portando con sé una vocazione travagliata e un passato misterioso.

Già, perché Don Massimo prima di vestire i panni di sacerdote era un uomo come tanti altri, con un lavoro e dei progetti per il futuro: ma l’incontro con la morte e soprattutto con Don Matteo gli hanno cambiato la vita, portandolo sulla via della fede. Un prete moderno che dovrà fare i conti non solo con le difficoltà degli altri, ma soprattutto con le sue. Un uomo che pensava che la vita da sacerdote sarebbe stata solitaria, senza famiglia. E invece scoprirà di avere una famiglia ancora più grande, la grande famiglia di Don Matteo.