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Jovanotti: "Putin è un tipaccio. Non lo fermeranno le bandiere della pace. Basta, vi prego. Fatelo per i bambini"

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Pace: interrompere la guerra. Parole che risuonano in tutto il mondo. I protagonisti dello spettacolo sono stati tra i primi a chiedere il cessate il fuoco. Tra i principali musicisti italiani immediata la posizione di Vasco Rossi, così come quella di tanti altri. Si schiera anche Jovanotti e lo fa con un lunghissimo post su Facebook, mentre mostra la bandiera arcobaleno. "Fermatevi vi prego, fermatevi e basta - scrive - Fate vivere i bambini, fate vivere le persone vive, fate passeggiare gli innamorati, fate sognare chi dorme, fate lavorare i lavoratori, giocare a pallone, seminare i campi, cucire vestiti, allestire vetrine con cose inutili ma luccicanti, litigare per il tifo o per il pianerottolo, guarire dalle ferite e dalle malattie, riempire zainetti di costumi da bagno e pareo, fate dire buongiorno a chi si incontra per strada. Fate che arrivi subito un giorno in cui i telegiornali possano aprirsi con una notizia frivola, di quelle che ti fanno pensare certo che i telegiornali oggi non sanno proprio cosa dire". 

"Che si fa? Voi? Io sono qui - comincia l'artista - a praticare la distrazione come una forma di attenzione, a concentrarmi sulla musica e sulla preparazione dell’estate e continuo a ripetermi che è l’unica cosa sensata da fare, tanto non posso mica far cambiare idea a Putin, che non mi pare proprio il tipo che si fa convincere dalle bandiere arcobaleno. Io ce l’ho la mia bandiera arcobaleno, è nuova di zecca me l’ha spedita un fan che non si è firmato, e che ringrazio. Ne avevo già una anni fa, la tenni alla finestra per tanto tempo all’inizio del secolo, a forza di stare fuori si era tutta stracciata ed era rimasta solo la lettera P. La P di Putin e di Porcaputtanacimancavalaguerradopodueanniemezzodipandemia. L’attenzione aprendo internet è passata in un giorno dalla curva dei contagi alle notizie sulla guerra in Ucraina. Possiamo sperare che cessino le armi, come si spera che cambi il tempo ma almeno per la pioggia puoi guardare il meteo, per la guerra siamo appesi alle decisioni di uno o di pochissimi che quasi sempre bluffano".

 

"Mi sembra impossibile - prosegue Jovanotti - che questo tipaccio dallo sguardo ambiguo (ce l’ha sempre avuto quello sguardo anche quando qualcuno ne parlava bene) ogni giorno riesca a convincere un esercito di soldati che ha senso pianificare la morte di civili innocenti, tra cui addirittura ci sono dei bambini, ripeto, bambini. Sto cercando di mantenere un tono quasi distaccato, perfino ironico, mentre scrivo, sebbene non sia il caso, perché sono preoccupato, ma non so proprio come sostenere il pensiero che in questo momento, a marzo del 2022 in Europa si stia mettendo in atto un piano di morte di innocenti per il controllo di un territorio da parte di una potenza militarmente sproporzionata. L’ironia a volte ti salva il cu**, ma qui è stridente, perché davvero si fa fatica a pensare che quello che sta succedendo in Ucraina stia davvero succedendo. Sta succedendo, certo c’è la propaganda mossa dagli interessi (nelle guerre c’è sempre) però di certi giornalisti ho imparato a fidarmi, alcuni di loro sono lì a raccontare quello che vedono e che accade, si attengono ai fatti, come si usa dire. E i fatti sono terribili. C’è una guerra, qui in Europa. Tante volte si usa la parola qui per ragioni diverse, spesso quando qui vuol dire non lì. 'Qui nell’universo' potrebbe andare ma è un po’ astratto se non si tratta di una canzone dove una certa dose di astrazione è concessa. 'Qui sulla terra' è ridondante ma ci può stare. 'Qui in Europa' è sensato, quasi come dire 'qui a casa mia', nell’Europa dove ci sentiamo sempre più cittadini di una casa comune, per me è così, e soprattutto per i ragazzi cresciuti nel nuovo millennio è decisamente così anche quando non lo sanno, perché ci sono cresciuti, qui dove sono adesso".

"Qui - sottolinea Jovanotti - c’è una guerra, e ora formulo l’unica frase che sebbene mi faccia sentire inutile non posso non scrivere oggi: fermatevi vi prego, fermatevi e basta, fate vivere i bambini, fate vivere le persone vive, fate passeggiare gli innamorati, fate sognare chi dorme, fate lavorare i lavoratori, giocare a pallone, seminare i campi, cucire vestiti, allestire vetrine con cose inutili ma luccicanti, litigare per il tifo o per il pianerottolo, guarire dalle ferite e dalle malattie, riempire zainetti di costumi da bagno e pareo, fate dire buongiorno a chi si incontra per strada. Fate che arrivi subito un giorno in cui i telegiornali possano aprirsi con una notizia frivola, di quelle che ti fanno pensare 'certo che i telegiornali oggi non sanno proprio cosa dire', come succede in certe estati prima della pandemia quando i titoli erano 'oggi caldo record, bevete molti liquidi (come se qualcuno per sbaglio potesse bere dei solidi!)'. Non credo succederà, ma potrebbe succedere, potrebbe succedere qui adesso e io potrei continuare a preparare la mia estate in santa pace, pensa un po’ (sto cercando di mantenere un tono leggero con un sasso nel cuore, si sente?). Fatelo per me se non volete salvare i bambini, ma fatelo. Fatelo per l’Eurofestival se non volete farlo per le nonne che stanno nelle file alla frontiera o nei rifugi e che portano con se una busta della spesa con dentro tutto quello che riescono a trasportare. E quando penso 'fatelo' a chi mi rivolgo? non lo so, non lo so davvero, io non lo so. Io sono qui, nell’universo, sulla terra, in Europa, a casa mia, continuerò ad allestire il veliero di Jova beach party, come uno stupido, un illuso, come Mr Magoo (la Fra a volte mi chiama Mister Magoo), e lo costruiremo come chi prepara una festa, pensa un po’ come stiamo messi, perché tra quattro mesi due sono le possibilità e una, quella in cui speriamo, è che questa ennesima assurda guerra si sia fermata e il qui presente Mr. Magoo gridi nel microfono 'ora cominciamo'".