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Emanuele Salce, chi è: la mamma e il rapporto con Gassman "che mi ha considerato un rivale"

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Emanuele Salce ospite di Oggi è un altro giorno, il programma di Rai1 condotto da Serena Bortone. Figlio dell'attore e regista Luciano Salce e di Diletta D'Andrea, ha vissuto l'infanzia e la prima giovinezza accanto a Vittorio Gassman quando sua madre si innamorò di lui.

 

 

Diplomatosi in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1991, dopo alcune esperienze come regista di documentari è stato assistente alla regia di Dino Risi, Ettore Scola, Marco Risi, Livia Giampalmo e Pasquale Squitieri, apparendo occasionalmente come attore (Concorrenza sleale, Le barzellette). Negli anni Duemila la sua attività nel cinema, in televisione e, soprattutto, in teatro si è intensificata, sia come interprete e anche come autore (Mumble mumble è stato un grande successo). Servendosi del critico Andrea Pergolari come co-autore, vi racconta, con i moduli del paradosso e del grottesco, la sua condizione di orfano di due padri artistici: Luciano Salce e Vittorio Gassman (con cui Emanuele ha vissuto dall'età di due anni, una volta che sua madre Diletta era divenuta compagna di vita di Gassman). Nel 2009, sempre insieme a Pergolari, ha raccontato la figura del padre Luciano a vent'anni dalla scomparsa nel volume Una vita spettacolare e nel documentario L'uomo dalla bocca storta.

 

 

Su Gassman ha raccontato: “Il mio rapporto con il compagno di mia madre è stato difficile. Lui nel privato era un uomo complesso, più a suo agio sulle assi del teatro che sui pavimenti di casa. Vittorio vedeva in me un rivale che gli contendeva l’amore di mia madre. In qualche modo mi temeva, perché non concepiva che lei potesse riversare dei sentimenti forti sia su di lui sia su di me”. Per questa ragione, Emanuele ha passato molto tempo in varie case: la casa Gassman, il collegio, la casa della nonna. Poi la riappacificazione in età adulta: “Lui mi chiamò. Sono Gassman, hai due ore nella tua agenda per vedermi?. Parlammo, ci spiegammo. Mi chiese scusa: già in preda alla depressione, era diventato fragile, abitato dai sensi di colpa”.