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Ero in guerra e non lo sapevo. il film è la storia vera dell'omicidio Torregiani: stasera in tv 16 febbraio su Rai1

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Stasera in tv, mercoledì 16 febbraio 2022, va in onda su Rai1 il film Ero in guerra e non lo sapevo tratto dalla storia vera dell'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani - a MIlano nel 1979 - da parte del gruppo terroristico di estrema sinistra dei Pac (Proletari armati per il comunismo). La pellicola è dello scorso anno e si tratta di una prima tv, il regista è Fabio Resinaro e l'attore protagonista nei panni di Torreggiani è Francesco Montanari. Nel cast anche Laura Chiatti, Juju Di Domenico, Alessandro Di Tocco e Maria Vittoria Dallasta. Il film va in onda proprio nell'avversario dell'omicidio.

 

 

Pierluigi Torregiani, gioielliere e orologiaio, era titolare di un negozio a Milano, nel quartiere della Bovisa. Molto attivo nella vita sociale milanese - aveva ricevuto l'Ambrogino d'oro per la sua filantropia - aveva adottato tre bambini, insieme alla moglie, rimasti orfani (aveva conosciuto la mamma mentre curava un tumore polmonare all'ospedale). Il 22 gennaio del 1979 dopo aver esposto alcuni gioielli in una tv privata, fu vittima di un tentativo di rapina mentre cenava al ristorante con alcuni amici e familiari. Il tentativo di rapina finì in tragedia perché Torregiani e uno dei suoi ospiti reagirono dando originare a un conflitto a fuoco in cui morì un rapinatore e un cliente del locale. Altre persone rimasero ferite tra cui il gioielliere stesso. Successivamente, il 16 febbraio dello stesso anno, Giuseppe Memeo, Gabriele Grimaldi e Sebastiano Marsala - tutte e tre membri del Pac - l'agguato in gioielleria: Torregiani morì colpito alla testa mentre il figlio Alberto, all'epoca quindicenne, venne colpito alla colonna vertebrale rimanendo paraplegico.

 

 

Per il figlio Alberto, il papà morì a causa del precedente tentativo di rapina al ristorante. Infatti Pierluigi Torregiani venne descritto dalla stampa come un "giustiziere" e uno "sceriffo" e quindi erano visti come “uomini di destra che praticavano autodifesa, che andavano sempre armati, giustizieri di estrema destra e della controguerriglia, praticante la giustizia sommaria”. Inutile svelò il sempre il figlio "la lettera di rettifica che mio padre mandò alla Notte e a la Repubblica, che lo avevano descritto come un cacciatore di teste a caccia di rapinatori”.