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Martina Pigliapoco, Sanremo: la carabiniera Cavaliere della Repubblica che ha salvato la vita di una madre. L'intervista del Corriere dell'Umbria

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Uno dei momenti più attesi e più toccanti della serata odierna del Festival di Sanremo - mercoledì 3 febbraio - sarà quello con Martina Pigliapoco. All'Ariston infatti, per la terza serata della kermesse, saliranno sul palco anche la professionalità e l’acume della carabiniera, Cavaliere della Repubblica per aver salvato una vita. Nell’ottobre 2021, mentre era in servizio alla stazione di San Vito di Cadore, nel Bellunese, dopo una trattativa di tre ore, sospesa a centinaia di metri d’altezza, riuscì a far desistere una madre di tre figli dal gettarsi nel vuoto da un ponte tibetano, a Perarolo. Per il suo gesto coraggioso è diventata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. La sua presenza è stata annunciata dal direttore artistico e conduttore Amadeus nel corso della conferenza stampa.

 

 

La giovane carabiniera, che ha compiuto 26 anni a dicembre, aveva prestato servizio anche alla stazione di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, e il Corriere dell'Umbria l'aveva intervistata dopo il gesto che aveva compiuto a ottobre. "Come carabinieri siamo addestrati e ci viene detto che potremmo trovarci in situazioni del genere – aveva detto Pigliapoco – ma non pensi mai che possa accadere a te. Non sono cose alle quali ci si può preparare”.

 

 

La carabiniera come prima cosa aveva cercato di parlare con la donna senza riuscire però a instaurare un dialogo per almeno tre ore.All’inizio parlavo solo io, la signora non rispondeva alle mie domande. Era distante. Poi dopo tre ore siamo riuscite a instaurare un dialogo e alla fine sono riuscita a farla desistere”. Una volta al sicuro le due donne si sono abbracciate e sono scoppiate in un pianto liberatorio. “Abbiamo parlato, ci siamo conosciute e scoperte. Su quel ciglio ho visto per ore una donna che poteva essere mia mamma, perché l’età è quella, e mentre il tempo passava e lei non mi rispondeva mi sentivo persa”, aveva ribadito al Corriere dell'Umbria. La paura era che la signora decidesse di portare a compimento il suo gesto o che scivolasse vista la precarietà del suo appoggio. “Avevo dentro un grande senso di sconforto perché sapevo che la sua vita dipendeva da me. Avevo paura di dire la cosa sbagliata e di perderla”. Poi la svolta. “Quando finalmente è scesa e ci siamo abbracciate mi si è tolto un peso dal cuore perché sapevo di essere impotente. Tra me e lei c’era una rete e se avesse perso la presa non avrei potuto fare nulla”.