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Checco Zalone a Sanremo: favola contro l'omofobia tra Calabria e trans brasiliani. Il video con Amadeus

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Il momento più atteso della seconda serata del Festival di Sanremo è l'ingresso a teatro di Checco Zalone. Il comico, attore e cantautore pugliese sale sul palco dopo essersi mimetizzato tra il pubblico, perché "questa è la mia gente Amadeus". Zalone sembra emozionato, ma in realtà "faccio finta, si commuovono tutti. Mi merito tutto questo? Avrei detto di no, ma poi ho visto te, tutti ci meritiamo di più". E tra una gag e l'altra sulla voce di Ornella Muti, sulle co-conduttrici scelte da Amadeus, Zalone spiega che "manca la donna scema". Ma "serve premiare il talento e la cultura di una donna", risponde Amadeus, facendo sputare l'acqua al comico. Poi però arriva anche il momento serio, intervallato sempre da alcune battute, tipiche del comico pugliese.

 

 

Checco racconta una storia che si sviluppa in Calabria per condannare l'omofobia, una favola tra calabresi e trans brasiliane, tra battute e canzone sulle note di Almeno tu nell'universo di Mia Martini. Inizia con la Calabria, vira sui trans brasiliani e alla fine arriva a meta: la condanna dell’omofobia. Checco parla benissimo della Calabria, per poi concludere con uno spiazzante "ne ho detto bene, così non possono offendersi questi terroni!". Quindi, inizia la fiaba ambientata "in un calabro villaggio", alternando la lettura del testo da parte di Amadeus con i dialoghi che Zalone rende con forti accenti calabrese e brasileiro dei personaggi coinvolti. Per arrivare al finale fra un vecchio professore di greco antico e un trans brasiliano, che alla fine sentenzia: "Di me si sa che io sono metà e metà, ma tu sei un co*****e intero!".

 

 

"Se ci sono denunce, critiche o interrogazioni parlamentari, il fondo a cui dovete fare riferimento è quello di Amadeus", dice Zalone prima di lasciare momentaneamente il palco. Arriveranno più critiche o applausi per il primo sketch sul palco dell'attore dei record?