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Roberto Vecchioni: "Ho smesso di bere, sconfitto tre tumori e amo giocare con i nipoti. Dio esiste e ci credo"

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Un Roberto Vecchioni in versione molto intima si è raccontato al Corriere della Sera, intervistato da Aldo Cazzullo. Dalla battaglia contro tre tumori, al Festival di Sanremo, passando per il suo grande amore per l'Inter, la famiglia e la fede.

 

 

Il cantautore milanese - nato da genitori napoletani - ha compiuto a giugno 78 anni e si è raccontato svelando anche aneddoti e curiosità come quella del cavallo nel suo destino. Infatti la fortunatissima Samarcanda ha nel ritornello il celebre oh oh cavallo..., "mio padre scommetteva all'ippodromo e possedeve un cavallo da corsa di nome Nelumbo. E il primo ricordo che ho di aver incolpato un cavallo a dandolo quando una volta, all'età di un anno mezzo, feci la pipì sul pavimento". Immancabile il passaggio sulla fede nerazzurra: "Divenni interista al tempo del Milan del Gre-No-Li, che era molto più forte di noi. San Siro aveva un solo anello. I miei amici e io non avevamo i soldi per il biglietto, così scavalcavamo. Il mio eroe era Corso: fingeva di non esserci, poi calciava una punizione a foglia morta. Io al Prater di Vienna, nel 1964, per la prima Coppa dei Campioni c'ero. Come anche a Madrid per la Champions del 2010. Comunque i più forti che ho visto dal vivo sono Maradona e Ronaldo. Quello vero, il nostro". L'aneddoto su Alda Merini ("una volta prendemmo insieme un taxi, lei diede una mancia da diecimila lire all'autista perché aveva una figlia che preparava una tesi su di lei, poi mi chiese cento lire per comprare il pane"), quello su Franco Battiato ("dietro la timidezza si nascondeva un mattacchione. Bravissimo raccontatore di barzellette") e su Francesco Guccini ("ci conoscemmo che lui aveva una bottiglia di bourbon, io di whisky. Facemmo gara a chi beveva di più").

 

 

Ha poi svelato di aver "smesso del tutto di bere. Neanche un sorso di vino. Sette anni fa, mii accorsi che stavo male, che perdevo tempo e attenzione per i figli". Che sono quattro: "Francesca dal primo matrimonio. Carolina, Arrigo ed Edoardo da Daria, mia moglie da quarant’anni. Ho anche quattro nipoti: Nina e Cloe, gemelle, nate da inseminazione artificiale figlie di Francesca. Poi Ameli e Adelaide entrambe da Carolina. Che nonno sono? Mi piace giocare. Passo il Natale a organizzare giochi per figli e nipoti. Abbiamo una casa sul lago di Garda, con un giardino che viene illuminato a giorno, le renne, un Babbo Natale alto tre metri. Sono un maestro di Mercante in fiera, invento indovinelli pazzeschi, e poi la caccia al tesoro, la tombola, ma anche gli scacchi, il bridge, i quiz...". Ha superato con grande slancio e con il sorriso la malattia: "Ho avuto tre tumori, tre operazioni: a un polmone, a un rene e alla vescica. Eppure sto benissimo". Infine il sogno premonitore quando vinse il Festival di Sanremo nel 2011: "Arrivai, feci le prove, andai a cena: il ristorante era vuoto. Alla fine della prima serata, dopo aver cantato Chiamami ancora amore, fuori dallo stesso ristorante c’erano quattrocento persone. Capii che il sogno era vero". Creò polemica la vittoria del Festivalbar nel 1991, quella che diceva "voglio una donna con la gonna...": "Non era antifemminista. Ma le donne non devono diventare come gli uomini, in particolare quelli che non amo: i ricchi, i radical chic". Poi racconta di credere in Dio: "Ci credo e basta. Da cattolico, sia pure poco praticante. Perché il mondo è imperfetto. Se fosse perfetto, senza un clinamen, senza deviazioni, allora non ci sarebbe Dio. Invece Dio c’è, perché ci ha permesso, con il libero arbitrio, di affrontare il male e il bene".