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Stasera in tv, martedì 2 novembre 2021, su Rete 4 c'è Fuori dal coro, con Mario Giordano: anticipazioni e ospiti

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Stasera in tv, martedì 2 novembre, in prima serata su Retequattro, al centro del nuovo appuntamento con ’ Fuori dal coro', Mario Giordano si collegherà in diretta con Stefano Puzzer che darà gli ultimi aggiornamenti sulle proteste no green pass di Trieste, al centro del dibattito politico e non solo nelle ultime settimane. Con gli ospiti in studio, si affronterà poi il tema relativo al caos sulla terza dose di vaccino in Italia, con tutti gli errori commessi a livello di comunicazione. Un reportage esclusivo direttamente da Londra sul no al certificato verde e a seguire l’inchiesta di "Fuori dal Coro" sulle dosi monoclonali, in scadenza, che l’Italia non usa e che preferisce regalare all’estero, nella fattispecie in Romania.

 

Si parlerà anche del tema delle pensioni con alcuni "privilegiati", ovvero i politici, che andranno in pensione con quota 70-73. Spazio inoltre alle inchieste di Roma e Cremona sui festini a base di sesso e droga, con insospettabili nel mondo delle celebrità, uomini di Chiesa e politici. Come di consueto, continua l’impegno di Fuori dal coro a sostegno dei proprietari che si ritrovano le proprie case occupate con la nuova storia di un anziano di Roma che si era recato all’ospedale per una visita e che si è poi ritrovato l’abitazione (di proprietà) occupata da una famiglia di Rom. Infine, ci si occuperà dei malati di selfie, con tutti i danni che ne conseguono.

 

E proprio sul tema pensionistico è intervenuto l’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, in una intervista al Foglio, dicendosi critico sulle modalità di passaggio all’Inps dell’Inpgi, la cassa previdenziale dei giornalisti che soffre 250 milioni di disavanzo annuo ed un deficit superiore al 50 per cento. "L’ipotesi su cui aveva lavorato l’allora sottosegretario al Lavoro Durigon - ricorda Boeri - era quella di scippare contribuenti dell’Inps e portarli nell’Inpgi per continuare a finanziare le generose pensioni. I prescelti erano i comunicatori, che però non erano affatto d’accordo" e "portare l’Inpgi nell’Inps era inevitabile, ma bisognava intervenire sui trattamenti in essere" che "non hanno corrispettivo nel sistema pensionistico, non c’è paragone neppure con i privilegi del settore pubblico".