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Tutto su Pedro Almodòvar: dichiaratamente gay e ateo, la storia degli abusi nel collegio che frequentava

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Anche chi va al cinema solo sporadicamente non può non conoscere e soprattutto riconoscere lo stile peculiare di Pedro Almodòvar, nato a Calzada de Calatrava il 25 settembre del 1949 e considerato dai tardi anni ottanta del XX secolo è il regista più popolare del cinema spagnolo, rinomato anche a livello internazionale. Pedro nasce  nella Castiglia-La Mancia, e all'età di otto anni si trasferisce con la famiglia in Estremadura, una regione povera e rurale, dove studia presso i frati Francescani e Salesiani. A sedici anni si trasferisce a Madrid per studiare alla Scuola Nazionale di Cinema e nel frattempo, non riuscendo a sfondare, lavora per dodici anni nella società Telefónica e contemporaneamente si interessa di cinema e di teatro d'avanguardia, prendendo parte come membro del gruppo teatrale Los Goliardos. Nello stesso periodo si dedica alla pubblicazione di fumetti e racconti in riviste underground. Nei primi anni ottanta gira anche i suoi primi lungometraggi.

 

Il successo arriva con Donne sull'orlo di una crisi di nervi, del 1988,pellicola che ottiene la consacrazione a livello internazionale, coronata da una nomination agli Oscar e da una lista interminabile di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Seguono negli anni novanta alcuni importanti realizzazioni come Il fiore del mio segreto, Carne tremula e Tutto su mia madre nei quali si vanno definendo i caratteri peculiari della sua poetica: il rapporto fra arte e vita, la diversità sessuale, l'amore come malattia e salvezza. 

 

 

A livello di vita privata, forse non tutti sanno che Pedro Almodòvar è dichiaratamente ateo e omosessuale, anche se non è noto con chi ad oggi stia intrattenendo una relazione. In una intervista a Vanity Fair del 2019 ha anche ripercorso dei brutti ricordi vissuti in un collegio cattolico dove si registrarono degli abusi sessuali (non su di lui, per fortuna): "Avevo 10 anni e con i miei coetanei passavo 24 ore al giorno. In camerata, di notte, ci raccontavamo le nostre esperienze. Mi ricordo di almeno venti bambini che vivevano nel collegio ed erano stati molestati. Ci provarono anche con me, ma riuscii sempre a scappare. C’era un prete che in cortile mi dava sempre la mano perché gliela baciassi. Io quella mano non l’ho mai baciata. Fuggivo. Fuggivo sempre e sotto i portici del chiostro, quando ero solo, non camminavo ma correvo. Avevamo paura".