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Silvio Orlando, la madre persa a 9 anni e il matrimonio con Maria Laura Rondanini: li ha sposati Cacciari

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Negli ultimi anni si è affermato bruscamente come uno dei volti più iconici della recitazione napoletana Silvio Orlando, nato nella città partenopea il 30 giugno del 1957 e dunque 64enne del segno zodiacale del Cancro. Un vero talento quello di Orlando, pluripremiato attore cinematografico italiano che ha vinto nella sua carriera moltissimi riconoscimenti: fra i vari, ricordiamo la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile e il Premio Pasinetti al miglior attore alla 65ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per Il papà di Giovanna. Ha inoltre vinto 2 David di Donatello, 2 Nastri d'argento, un Globo d'oro e 2 Ciak d'oro. Pochi sanno, inoltre, che Orlando è zio dell'attore e drammaturgo Francesco Brandi. Volto già estremamente noto del grande schermo, Silvio è diventato ancora più celebre al grande pubblico per la magistrale interpretazione del cardinale Voiello in The Young Pope e nel sequel The New Pope, con Jude Law e John Malkovich, serie tv girate per Sky Atlantic da Paolo Sorrentino

 

 

Nella sua lunga e fortunata carriera, Orlando, che già da piccolo manifestava una decisa passione per il mestiere di attore, ha recitato per registi di spicco come Nanni Moretti, Michele Placido, il già citato Paolo Sorrentino, ma anche Paolo Virzì, Gabriele Salvatores e Pupi Avati. A livello di vita privata, Silvio Orlando convive felicemente da anni con la moglie Maria Laura Rondanini, con cui si è sposato nel 2008 dopo ben nove anni di intensa relazione. I due si sono uniti in matrimonio a Venezia,  e il matrimonio è stato officiato dall'allora sindaco della Serenissima, il professor Massimo Cacciari. Anche Maria Laura, di qualche anno più giovane (nata nel '65), è napoletana, e come il marito lavora nel mondo della recitazione e della produzione cinematografica e teatrale. 

 

In una intervista al Corriere della Sera, Orlando ha anche raccontato della perdita della madre a soli 9 anni e di come la comicità e l'ironia lo abbiano sempre salvato dal baratro della depressione: "Ho perso mia madre a nove anni. Dopo, ha contato la mancanza, ma, prima, la malattia. Lunga tre anni. Quando mi interrogo su cosa ha fatto di me l’attore che sono, devo rispondermi che è stato solo quello. Quei tre anni. Se chiudo gli occhi, vedo ancora la decadenza del corpo, l’essere solo male che ti rende spietato. Da lì, l’idea che il peggio che può succedere è niente, se non uno spunto per ribaltamenti comici. Avere un padre simpatico mi ha aiutato: quando il prete dava a mamma l’estrema unzione, mi ha fatto una faccia buffa delle sue".