Kraftwerk, musica spettacolo in 3D

Umbria Jazz

Kraftwerk, musica spettacolo in 3D

08.07.2017 - 18:10

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I Kraftwerk sono l’emblema dell’introduzione della tecnologia nella musica. Negli anni Settanta e sino alla metà degli anni Ottanta la sorti dell’umanità cominciano a trasformarsi con l’uso dei primi computer di cui si è iniziato anche a cogliere l’aspetto disumanizzante e alienante. Allo stesso tempo minimalismo e sintesi riecheggiavano l’onda di una nuova via sperimentata anche nelle musica sino alle estreme conseguenze. I Kraftwerk per primi intuiscono le potenzialità di un’arte nuova cogliendo a piene mani dal contesto culturale e storico che si andava delineando. Per loro fu coniato anche un neologismo che li distingueva da qualsiasi altro genere sino ad allora conosciuto: il Krautrock era il risultato di una ricerca che si fondava sull’attualità, si riferiva alle angosce dell’uomo contemporaneo allora ancora diviso dal blocco tra America e Unione Sovietica, celebrava la serialità che Andy Warhol aveva elevato a forma d’arte e allo stesso tempo faceva propri i messaggi di Orwell e della schiavizzazione dell’Uomo sottoposto alla volontà della tecnocrazia. Non basta, perché ad arricchire la propria “visione” artistica, i Kraftwerk hanno attinto a piene mani su quanto proprio la tecnologia potesse offrire per fare dei propri live anche dei momenti di alta spettacolarizzazione. E’ così che si arriva ai giorni nostri e le proiezioni nel futuro della band tedesca appaiono alle luce dell’attualità farcite di un po’ di idealismo e di ingenuità e dall’altro riecheggiano momenti di memorie ormai relegate al passato, la storicizzazione di un periodo storico antesignano di una condizione esistenziale ormai pienamente maturata. La condizione di utente social, il superamento della guerra fredda e la compenetrazione in un mondo globalizzato e multipolare sono temi che non riguardano i Kraftwerk che continuano a guardare al passato proponendo una ricca carrellata di vecchi successi, da “The Man Machine” a “Computer World”, passando da “Radioactivity” e “Tour de France”, imprimendo al loro technosound un’impronta ormai chiaramente indirizzata verso la dance minimale. Non rinunciando alla spettacolarizzazione all’avanguardia della tecnologia in 3D che, questa sì, ha divertito il pubblico dell’arena Santa Giuliana nella serata d’esordio di Umbria Jazz. Giochi grafici ed “effettacci” che hanno trasformato il main stage dell’arena in una sorpresa continua, a metà tra una proiezione cinematografica e un concerto. Divertente è stato lo sbarco del satellite che sembrava investire la platea e l’atterraggio del disco volante all’arena così come tutti gli altri “giochi” digitali che hanno strappato il sorriso al pubblico armato di appositi occhialini 3D distribuiti all’ingresso. Rimane un dubbio finale: ci basta la musica-intrattenimento spettacolare? O vogliamo da essa qualcosa di più “artigianale” capace di dialogare con l’anima di ognuno di noi?

Claudio Bianconi

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