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Faber e le donne: l'amore, il dramma e la poesia

Claudio Bianconi
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Gli ultimi, gli emarginati, i reietti: quell'umanità che si affolla e che allo stesso tempo vive la sofferenza come unica condizione esistenziale senza alcuna possibilità di riscatto e di salvezza. Se poi in una rilettura trasversale dell'opera omnia dell'indimenticabile Faber, la marginalità si sposta sul piano inclinato della femminilità, doppiamente indifesa e a rischio di sopraffazione, la poesia di De André tocca il sublime sino a desacralizzare la vicenda di Maria e di suo figlio in croce da un angolo di visuale ancora più estremo ed umano, dal punto di vista delle madri dei ladroni che al contrario della mamma di Gesù, non godono neppure del privilegio di vedere risorti i loro figli dopo tre giorni. Il mondo femminile di De André è popolato di umori lievi che narrano di storie drammatiche e drammaticamente autentiche, antesignane di quel che qualche anno dopo la sua scomparsa, si sarebbe profeticamente avverato, come la violenza, il femminicidio, l'umiliazione e la negazione della donna vittima della bramosia di potere che esercita su di lei, il genere opposto: è la storia di “Princesa” prostituta brasiliana inghiottita in una serie di vicende senza vie di scampo sino al suicidio nell'anno 2000. Madri e puttane come “Bocca di Rosa”, amanti e comari: gli archetipi del composito universo femminile trovano un loro senso compiuto attraverso la più lirica delle parole; parole che assurgono allo stato di poesia più autentica ed espressiva. “Parole che dovrebbero - ha affermato Cristina Donà - essere riconosciute come patrimonio dell'Unesco”. L'excursus sulla canzoni dedicate De André alle donne è stato compiuto nella serata di domenica all'hotel Giò Jazz Area a cura di alcuni tra i più significativi nomi del jazz italiano, a cominciare da Rita Marcotulli, per passare a Fabrizio Bosso e Javier Girotto (argentino d'origine, ma naturalizzato italiano), Enzo Pietropaoli, Saverio Lanza e Cristiano Calcagnile insieme a Cristina Donà. Con un andamento progressivo verso un climax finale in cui tutte le responsabilità dell'approccio con il big assoluto del cantautorato, lasciano spazio alla più intensa espressività e con la ritrovata memoria di testi ricolmi di intense parole, il concerto organizzato dall'associazione Moon in June, ha rappresentato un riuscitissimo incontro tra il jazz più raffinato dei vari Bosso (in grande spolvero), Girotto (suo degno “compare”), Pietropaoli (un incomparabile senso ritmico), Marcotulli (un pianismo raccontato, il suo, ricco di senso melodico), Lanza (chitarra proteiforme) e Calcagnile (incessante macchina ritmica) con la poesia dei testi di Faber. Un incontro preziosissimo apprezzato da una platea piuttosto ristretta di circa quattrocento spettatori, fortunati fruitori di una performance di elevato valore culturale, resa possibile solo grazie alla disponibilità dei musicisti di dimezzarsi il cachet artistico pur di permettere l'operazione. Tanto che ci si chiede se in casi come questi l'apporto di contributi pubblici non sarebbe stato opportuno. Claudio Bianconi