Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Alberto Genovese, Martina e Ylenia in televisione: "Ecco perché abbiamo deciso di metterci la faccia"

  • a
  • a
  • a

A Non è l'Arena due delle ragazze che hanno accusato Alberto Genovese di violenza sessuale, ci mettono la faccia e rinunciano all'anonimato. Avevano parlato giorni prima, ma inquadrate solo di spalle. Nella puntata di domenica 7 febbraio, invece, si lasciano inquadrare frontalmente e rispondono alle domande di Massimo Giletti che conduce il programma di La7. Iniziano a spiegare perché hanno deciso di parlare lasciandosi inquadrare. Ylenia Demeo spiega di non avere niente di cui vergognarsi: "Non mi ritengo in colpa per quello che è accaduto e sono tre mesi che le persone parlano a sproposito. I miei genitori ora sanno tutto, ma per loro stasera sarà un bel colpo sentire tutto".

L'altra, Martina Facchini, aggiunge che "non abbiamo nulla da nascondere e quindi ci mettiamo anche la faccia". E anche lei ammette che avendo deciso di mostrare il suo volto in televisione, ha scelto di mettere al corrente sua mamma di quanto accaduto, cosa che fino ad ora non aveva fatto. Entrambe spiegano che gli inquirenti non le hanno forzate né a denunciare Alberto Genovese, né a mostrarsi in televisione. Massimo Giletti ha rimandato in onda una parte dell'intervista rilasciata domenica 31 gennaio dalla ragazza di 18 anni stuprata dopo la festa a Terrazza Sentimento, stupro per il quale Genovese è stato arrestato.

Entrambe le ragazze sottolineano di essere state drogate prima delle violenze e che evidentemente esisteva proprio un metodo usato da Genovese. Ylenia Demeo spiega che non assumeva spontaneamente determinati tipi di droga, in particolare la ketamina. Stesso concetto che viene espresso da Martina. Le due ragazze raccontano che andavano alle feste per divertirsi, stare con altre persone, ascoltare musica. Nelle ultime settimane hanno subito accuse e insulti sui social e proprio per questo hanno deciso di andare in televisione mostrando i loro volti: "Non certo per avere pubblicità".