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Alberto Genovese, il drammatico racconto della diciottenne stuprata: "Mi ha drogata, era violento. Ho temuto di essere uccisa"

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"Lo conoscevo solo come il proprietario di Terrazza Sentimento. Poi ho saputo chi era la prima volta che sono stata invitata ad una sua festa". Sono parole della ragazza violentata sessualmente da Alberto Genovese a Terrazza Sentimento, stupro per il quale l'imprenditore è stato arrestato. La diciottenne le ha pronunciate a Non è l'Arena, il programma condotto da Massimo Giletti su La7. In studio ha raccontato che la prima volta era andata nell'attico "invitata da un caro amico che conosceva la fidanzata di Genovese. Lui l'avevo visto di sfuggita, non ci eravamo presentati né parlati". Era fine giugno: "Poi sono tornata a settembre: bella festa, bella gente, sembrava di essere in una discoteca e non in una casa". Ancora una festa, la giornata dello stupro: "Eravamo state invitate da Daniele Leali e avevamo deciso di non andare. La festa iniziava a mezzogiorno, ma non era una grande giornata perché non c'erano i nostri amici. Io non andavo per stare con Alberto Genovese, ma con quelli che conoscevo. Però più tardi avevamo il compleanno di un amico e abbiamo cambiato idea, per iniziare la serata. Siamo andati. Sotto c'erano due body guards, poi uno all'ascensore, un altro che aspettava sopra, una ragazza che ritirava i telefoni. Pensavo che era ragionevole, visto che magari c'erano persone dello spettacolo e si volevano evitare foto e video. Accade anche in altri locali".

Giletti chiede che clima ha trovato: "C'erano una ventina di persone, solo ragazze. Modelle, belle giovani, ma io non conoscevo nessuno. C'era cocaina nei piatti, nei soliti posti. Io ho tirato, ma avevo il controllo di me stessa. Genovese mi ha notata, era molesto e a quel punto ce ne volevamo andare. Lui ci seguiva, ci pressava, ci prendeva per ballare. E ci ha offerto da bere dello champagne. Sono sicura che ci fosse qualcosa dentro perché ho iniziato a comportarmi in modo non normale". Sostiene che da quel momento in poi non ricorda più niente: "Forse ho consumato droga dello stupro che con l'alcol non ha sapore e fa perdere il controllo". La diciottenne non ricorda altro e ha ricostruito solo grazie all'amica: "Avevamo deciso di andarcene, io e lei ci siamo avviati, mi ha lasciato due minuti per andare a recuperare il telefono e quando è tornata non c'ero più. La mia amica mi ha cercata nella casa, ha provato a chiedere al buttafuori di chiamarmi e lui le ha risposto che non poteva disturbare". Dietro quella porta per venti ore sono rimasti lei e Genovese. E di quello che è accaduto ha solo "dei flashback molto confusi. Do un senso a quanto accaduto solo adesso che so come sono andare le cose. Io non capivo se quello che stavo vivendo era frutto della mia immaginazione". Non le è stato consigliato di rivedere le immagini dello stupro. L'avvocato ovviamente l'ha fatto e le considera pazzesche: "In tanti anni di carriera non ho mai visto una cosa del genere".

Lei racconta ancora che ha impiegato due giorni per smaltire la droga. Di quei momenti ha pochissimi ricordi, tra questi una frase di Albanese: "E' l'ora di darmi il c**o". Poi ha raccontato che aveva segni ai polsi, forti dolori e che lui la controllava in maniera intensa. "Ad uscire dalla stanza ci ho messo un po'. Quando capiva che me ne volevo andare, era violento. Ho trovato il telefono sul comodino, ho provato a chiamare un taxi, ma lui ha preso il cellulare. Mi ha presa per i capelli, mi ha sbattuta per terra e ho temuto di essere uccisa". Poi ha chiamato la sua amica e quando lei è arrivata sotto la casa ha detto a Genovese che se non poteva andar via, la ragazza avrebbe chiamato la polizia: lui l'ha lasciata uscire. E i soldi nella borsetta? "Li ho scoperti dopo. I soldi non c'entrano niente con questa storia. L'ho saputo in seguito. La borsa non l'avevo nemmeno. Sono andata via con uno stivale e vestiti presi nell'armadio. Sono scappata, mi sono buttata nell'ascensore e sono scesa. Appena ho visto i miei amici mi sono messa a piangere. Poi quando abbiamo visto una Volante abbiamo chiesto aiuto".