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Umbria Jazz, Ranieri tutto "anema e core" per stregare l'Arena

Foto Belfiore

Riccardo Regi
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“Se qualcuno mi avesse detto 65 anni fa, quando sono nato, oppure quando ho messo piede sul palcoscenico per la prima volta, nel lontano '64, ‘vedrai tu un giorno ...canterai a Umbria Jazz', io gli avrei detto: bhe, svegliati perché stanotte hai avuto degli incubi”. E' Massimo Ranieri in una intervista verità trasmessa un paio di giorni fa su Rai News 24. Intramezzati ai presunti imbarazzi di uno dei più grandi interpreti della musica melodica italiana dal profilo sempre più “de filippiano”, e ad anticipare ciò che abbiamo gustato venerdì 8 luglio in una serata aperta da Sammy Miller & the Congregation, il sottofondo del piano infinito di Rita Marcotulli, i soliloqui struggenti per tromba di Enrico Rava, le calde note dei sax di Stefano Di Battista, le profonde scale di contrabbasso di Riccardo Fioravanti, la ritmica efficace e piena di colori curata da Stefano Bagnoli. Nelle immagini qua e là, tra il mixer a 64 canali, si intravede “Moloch Mauro Pagani”, di per sé una garanzia di progetto. GUARDA LE FOTO Parole sincere, dunque, quelle di Massimo Ranieri, ma pienamente consapevoli che la sua avventura a Uj avrebbe poggiato su fondamenta ciclopiche grazie a tre ingredienti: potere evocativo della canzone napoletana, anima jazz garantita da professionisti doc, voce da paura. Giuste ma tutte calcolate, dunque, le perplessità emotive di Massimo Ranieri. Giuste perché forse, ma possiamo sbagliare, nemmeno il direttore artistico Carlo Pagnotta quando è nata Umbria Jazz avrebbe prefigurato un'apertura per il suo festival come questa. Per il resto ci scuseranno i “puristi” tanto temuti da Ranieri e che si sentono forse traditi, ma chi scrive è figlio del rock, ama tutta la musica bella e ben suonata al di là delle etichette, spera nelle contaminazioni, anche le più estreme, purché siano portatrici sane di brividi e creino correnti di aria nuova e nuova voglia di ascoltare. A confortare nel parere che indubitabilmente ha il valore che ha, è stato piuttosto l'umore oggettivo di un coinvolgimento totale, viscerale, unanime di un'Arena Santa Giuliana stregata da un'apertura ardita ma riuscita. Jazz “anema e core” che si è aperto con la Nazionale del jazz alle 22,30. E Malia inizia con una straordinaria ondata di suoni. Lui entra in giacca bianca. Elegantissimo e attacca con “Il pianto delle spighe di grano” e poi i saluti a Perugia e il ringraziamento a Mauro Pagani.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di sabato 9 luglio (CLICCA QUI)