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"Urge - Il Film", show di Bergonzoni in diretta telefonica allo Zenith

Giulietta Mastroianni
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“Urge Il Film”, appena uscito nelle sale, tratto dallo spettacolo omonimo del 2010, è il monologo di Alessandro Bergonzoni ripreso da cinque telecamere in alta definizione, presentato mercoledì 9 marzo al pubblico del cinema Zenith di Perugia, dopo una diretta telefonica con l'autore. Bergonzoni premette che dal suo film, voluto dal regista Riccardo Rodolfi, non si aspetta successo, ma di far succedere qualcosa (anche di violento). Non vuole riempire le sale, ma lasciare gli spettatori segnati a vita, creando accesso ad un mondo dell'oltre, ad un mondo dell'altro che non conosciamo, aiutando lo spettatore a passare al suo compito sovraumano, da spettatore ad autore-regista della propria conoscenza. “Vorrei che la gente uscisse dal film e si chiedesse ancora che cosa è il Granchè”, e tramite un effetto boomerang tra il teatro e il cinema far tornare la gente a teatro. “Da uno che ama il cinema da ignorante e onnivoro mi piaceva inoltre l'idea di guardarmi una volta per tutte, perché dal palco quando scendo non mi vedo più”. “Urge” è uno spettacolo contro la vacuità e la banalità contemporanea. Un lavoro sulla possibilità di diventare altri, di immedesimazione e approfondimento, di uomini che fanno voto di “vastità”, che è concetto fisico e metafisico, che è l'iperimmaginazione, che si apre alla forza dello stupore, che non è interessata alla funzione, ma alla genesi, che ti dice che devi diventare e far succedere. L'urlo è contro il poco, contro il distrarsi, l'informazione fine a se stessa (che crea il morbo di cronaca) contro il non pensare, contro l'uomo piccolo in miniatura il Nonsai, che sa che l'ignoranza è biadesiva, attacca  cioè da tutte le parti. Con un popolo composto di atzechi senza idea del tempo, di minimizzati, di viole mammole incinte, di mezze madri-mezze ussari, di incartatori di serpenti, di giocatori di stacchi, eccetera eccetera (“chi è un eccetera se l'altro muore?”), ricco di sogni e di film, il mondo giocosamente serio di Bergonzoni è quello di scardinare il linguaggio a partire dalla sua minimizzazione, ripetizione senza coscienza, dall'abitudine linguistica ai suoi modi di dire, generando in contraltare provocazioni intelligenti, ambivalenze, corti circuiti e crasi comunicative che ridanno pienezza al senso della parole e contemporaneamente le spostano verso la  trascendenza. Ma è anche quello di creare un mondo indicibile e incommensurabile, in un flusso onirico, senza gli “alt” intimidatori della coscienza, inaudito e dunque inraccontabile.