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Monica Guerritore brilla a teatro con "Qualcosa rimane"

Giulietta Mastroianni
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Ruth Steiner è una scrittrice ebrea di Detroit, una scrittrice di successo, che ha già vissuto il suo momento perfetto, ed è consapevole della sua conseguente dissoluzione, nonostante sia ancora attiva, stimata, e abbia deciso di affiancare l'insegnamento della scrittura a giovani allievi. Il sipario del Teatro di Solomeo, si apre così, nel pieno della maturità  di pensieri e ricordi ad alta voce di un personaggio, rappresentato e diretto da Monica Guerritore, nel suo esilio creativo e poetico che ha diretto il cuore e l'intelligenza verso una vita restituita dopo il confronto diretto con la  Beat Generation, in “Qualcosa rimane”, dal testo Premio Pulitzer di Donald Margulies. Una donna circondata dalla sua intimità, dagli oggetti e dai luoghi che le hanno portato l'ispirazione e che affida all'attuale generazione la linfa da cui attingere nuova vita con la segreta sensazione di riempire contenitori puliti e vuoti. Fino a quando non arriva Lisa Morrison, (in scena Alice Spisa, premio Ubu 2013) promettente allieva alle prime armi, dalla scrittura “musicale e grezza”, come viene definita da Ruth stessa, alla ricerca degli strumenti stilistici e dei segreti di scrittura per arrivare a concepire il suo primo romanzo.  Lisa avida di sapere, affamata, vorace,vuole respirare la stessa aria della sua maestra, leggere i suoi libri, entrare nella sua vita “facendo di tutto per renderla felice” . Ma ha un tempo  famelico, compulsivo, vorticoso, onnivoro, in rapido ascesa e quanto più stringe il rapporto di fiducia con Ruth, tanto più è disposta segretamente a non rimanere sotto l'ombra e l'influenza del proprio mito per portare a proprio favore il beneficio dell'amicizia e della confidenza. Così all'alba degli esordi letterari, avvenuto il rito di passaggio con la prima raccolta di racconti, per riempire una vita che avverte come insulsa e borghese, a paragone della sua insegnante, per arrivare al consenso, ruba il segreto di Ruth, la sua relazione giovanile tormentata con il poeta Delmore Shwartz, tradendo l'amicizia e la privacy dell'autrice e rendendola propria nel suo primo romanzo. Un lavoro intenso sui metodi di apprendimento tra due generazioni a confronto, che non riescono a stabilire un punto di incontro nonostante i sentimenti, sul concetto di tempo  come unico sistema  di maturazione e sensibilità verso gli stadi, i passaggi e i percorsi necessari da compiere che viene scalzato dai tempi in scadenza, dalle sovrapposizioni dei copia e incolla tra la fretta e lo smarrimento ambizioso della mentalità giovanile, in cui si continua ad avvertire la necessità, senza facile risoluzione di  un passaggio di testimone che non tagli in due sfere il vecchio con il nuovo.