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Ecco il nuovo catalogo di Burri: sei volumi, tutti stampati a Castello

Anna Lia Sabelli Fioretti
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Sono tutti e sei rigorosamente neri con la scritta “Burri”, al centro, impressa a rosso fuoco: i due colori preferiti e ricorrenti del Maestro tifernate. 2300 pagine patinate, stampate nella litotipografia di Corrado Petruzzi (stampava anche i cataloghi con Burri), editate dalla Fondazione Albizzini e realizzate da Chiara Sarteanesi e Rita Olivieri. Contengono fotografie di tutte le opere con saggi storici e contributi di critica ed estetica elaborati da studiosi d'arte tra i più noti al mondo. Per un totale di 25 chili. In doppia versione: italiana e inglese. “Nel 1990 la Fondazione aveva già stampato un catalogo sistematico” ha precisato Bruno Corà nel corso della presentazione dei 6 tomi che ha concluso i due giorni di convegno internazionale “Materia Forma Spazio-La pittura di Burri”. “Quando il Maestro era ancora in vita. Era stato curato, in un unico volume, da Nemo Sarteanesi, da Carlo Pirovano e da Chiara Sarteanesi ma proprio perché Burri voleva vedere l'opera finita il più in fretta possibile, forse presentiva l'imminente morte da lì a 5 anni, presentava diversi errori e molte lacune. Era, in effetti, un'edizione un po' garibaldina, ne eravamo consapevoli ma è stato comunque un caposaldo. A questo catalogo generale abbiamo lavorato 5 anni con un grosso staff, formato dalla Sarteanesi e dalla Olivieri e l'ausilio di un gruppo di straordinari giovani operatori”. I primi tre volumi riguardano la pittura di Burri, non solo quella tradizionale ma anche con altri materiali. All'interno tanti saggi critici tra cui quelli di Corà, Tomassoni, Serafini, Bertelli, Argan, Crispolti, Calvesi, Brandi, Volpi, Pirovano. Il quarto è dedicato alle tempere, alle sculture, all'architettura, al teatro; il quinto alla grafica, serigrafie, acqueforti mentre il sesto contiene gli indici, la bibliografia e i sommari, strumenti fondamentali per chiunque voglia studiare a fondo l'opera di Burri. “Il catalogo è uno strumento esaustivo” ha aggiunto Corà “che andrà benissimo avanti per parecchi anni prima che ci vadano aggiunte altre pagine e altri studi. Va ricordato che Burri era anche un appassionato fotografo e noi di questo non ne abbiamo parlato. Forse in futuro si potrà fare”. I festeggiamenti per il centenario dalla nascita si stanno dunque avviando al termine. Mancano ancora due importanti appuntamenti del 2016: una grande mostra, in primavera, a palazzo Vitelli a S.Egidio a Città di Castello, in collaborazione con il Guggenheim Museum e l'allestimento del terzo museo, agli ex Seccatoi, dedicato alle opere grafiche di Burri. L'affollato convegno internazionale di San Pietro si è poi concluso con l'inaugurazione della piccola ma preziosa mostra, allestita nella Galleria dei Tesori d'Arte di San Pietro, di 10 Mixoblack di Burri, anch'essi tutti rigorosamente neri, frutto della collaborazione e dell'amicizia del Maestro con lo stampatore di origine messicana Luis Remba. La tecnica della mixografia è un processo calcografico che permette la stampa a rilievo. Dopo aver eseguito la “maquette” con polvere di sabbia e marmo su cellotex Burri sensibilizzava la materia con disegni e tracciati di forme con quote diverse e difformità tattili in modo da ottenere delle immagini, sempre nero su nero. Dalle matrici Remba ha realizzato le lastre di rame a rovescio usate poi per stampare il ciclo. Ma le copie sono pochissime. La mostra resterà aperta sino al 5 gennaio 2016, mattina e pomeriggio.[CHIUSURA] B