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Gubbio Doc Fest, l'essenza del tango con il duo Placido-Bacalov

Foto Dario Rugo

Sonia Brugnoni
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Musica, teatro, cucina, letteratura, ma soprattutto giovani e solidarietà. Un cartellone ricco quello della seconda edizione del "Gubbio Doc Festival " organizzato dall'Associazione "Insieme a Riccardo per i giovani e per Gubbio". Il Festival è nato dall'incontro di tre associazioni benefiche: Insieme a Riccardo, Spirit Onlus e Baracca Party ed è stato realizzato grazie ai genitori di Riccardo e alla straordinaria forza dei ragazzi che si sono impegnati per la riuscita del festival dimostrando il forte attaccamento all'amico scomparso nel 2011 per uno scherzo del destino, ma soprattutto alla causa della manifestazione che in questo fine settimana, è riuscita ad animare la città con tanti eventi di qualità e nomi di punta del panorama musicale, teatrale, letterario e culinario. Dopo il successo dei Negrita (GUARDA LE FOTO), di venerdì 7 agosto, Piazza Grande ha ospitato lo spettacolo di Placido & Bacalov", "Con el respiro del Tango" diretto e ideato da Carlos Branca, regista argentino che da anni, collabora con Luis Bacalov, pianista dal tocco cristallino e fraseggio raffinato (il più importante musicista e compositore argentino vivente) con cui ha curato alcune importanti opere liriche allestite e rappresentate nei principali teatri italiani ed argentini. Per questo allestimento, Branca, ha distillato l'essenza vitale di un popolo anche attraverso la selezione di alcune poesie dei più grandi poeti argentini: Borges, Gelman, Artl recitate sapientemente da Michele Placido (attore dal carattere viscerale e diretto, icona del cinema e del teatro italiano) e dall'attrice-cantante Federica Vincenti, che ha apportato il raffinato tocco femminile. Un fitto dialogo tra le voci protagoniste accompagnate dalle note del pianoforte di Bacalov, che ha suggerito le immagini del racconto e assieme alle parole degli attori, hanno reso palpabili le storie, i tempi, e gli spazi di questo viaggio. In questo spettacolo Placido ha interpretato i versi dei principali poeti raccontando con la maestria del suo talento interpretativo le passioni di Buenos Aires, utilizzando musica, voce e respiro, per raccontare il tango nella sua essenza più originale. L'obiettivo è di voler prendere le distanze dagli stereotipi che hanno fatto di questa espressione popolare, un prodotto "for export". La sua immagine è stata resa solida da Parigi, ma la madre del tango è stata Buenos Aires e il padre, il "popolare", quegli ambienti in cui regnava la malavita e il ballerino teneva una rosa tra i denti. Lo spettacolo ha raccontato il viaggio intimo e immaginario all'interno di Buenos Aires, evocato attraverso spazi temporali del passato e del presente, ma anche attraverso i luoghi fisici della città, una geografia brulicante costituita da periferie e centri centrifughi, fra cui i celebri barrios. Fra i due protagonisti del racconto si è inserito il rarefatto e sospeso respiro del "bandoneon" (strumento che accompagna l'anima del tango) che è stato affidato a Gianni Iorio. Per questo spettacolo e per accompagnare lo spettatore in un viaggio nostalgico e appassionato, sono stati scelti alcuni tanghi classici dei più noti autori argentini e brani da lui stesso composti. A chiudere lo spettacolo, un abbraccio simbolico attraverso un piccolo cameo dedicato da Michele Placido all'avvocato Monacelli, "sapiente regista" del Festival: una poesia dedicata al figlio Riccardo. Un risultato importante per questo festival, particolarmente per i tanti ragazzi che si sono stretti intorno al vero filo conduttore di questa manifestazione e che hanno lavorato per la sua riuscita, con passione e dedizione, perdendo ore di sonno, saltando anche i pasti affinché tutto funzionasse al meglio. I veri protagonisti del festival sono stati loro: Riccardo, i suoi amici, i giovani.