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Capossela: abbraccio in musica all'amico Sergio Piazzoli

(foto Belfiore)

Giovanni Dozzini
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Sergio Piazzoli avrebbe dovuto gustarselo col sole che gli tramontava in faccia, il concerto di domenica sera. Vinicio Capossela seduto a un piano e la sua voce pastosa a evocare gli spiriti delle acque e quelli della memoria. Avrebbe dovuto esserne l'artefice, come mille altre volte, e non l'ispirazione. E invece no. Sulla riva di Isola Maggiore, domenica, si è consumato un rituale quasi primordiale, il lamento di un amico in morte di un amico: Capossela, il piano, la sua voce. E Sergio, che non era lì, ma era dappertutto. GUARDA le foto Isola non avrebbe potuto regalare una luce e un'aria migliori. Scacciate le nuvole piangenti e gli ansiosi pensieri dei primi due giorni di Moon in June, il festival organizzato dalla fondazione SergioPerLaMusica, il lago era un catino di riflessi scaldato appieno dal solstizio, un contorno reale, uno specchio beffardo, il solito deposito di storie e di presagi. GUARDA le foto Vinicio, un omino nero contro il tramonto, cantava di Sergio e dei suoi miracoli, e tra una canzone e l'altra borbottava sentori e racconti, come la bossa nova indigesta a Sergio quanto a sua maestà Tom Waits. Prima la sua danza solitaria sul pianoforte, poi gli amici, la banda, le bande, il sapore perduto dei Micrologus, la chitarra pazzesca di Gary Lucas, la voce di Jeff Buckley che sembrava lì, pure quella, e implorava di aspettare nel fuoco, come un mantra perfetto, il mantra perfetto di Grace. Londra, il concerto, un letto per due, Vinicio e Sergio, la vecchia storia di cosa Buckley significava per loro. GUARDA le foto E intanto il sole scendeva, il sole calava, e il giorno più lungo prometteva già la malinconia di domani, mentre la gente riempiva il prato di Isola, un prato gremito, rigonfio. Mille, milleduecento persone a sedere. E forse Sergio, arrembante, imprecando per un'acustica a tratti zoppicante, ce n'avrebbe messa pure qualcuna in più. E tra queste persone moltissime, intendiamoci, di Sergio sapevano poco, o pochissimo. Com'era giusto che fosse, come forse era il gusto e insieme il cruccio di Sergio: stare nell'ombra voleva dire godersi le facce felici degli spettatori, gli abbracci e certe volte l'amicizia erano tutti per i compagni d'arte, di festa e di scagnarate. GUARDA Tutti i live in programma in Umbria Avrebbe guardato tutti negli occhi, Sergio, come sempre, e avrebbe contato gli amici che c'erano e quelli che non c'erano, e nella sua testa, tra i brividi del momento, avrebbe già cominciato a raccontare, a mitizzare, a scrivere una storia da aggiungere a tutte le altre, da condividere e sfoggiare e un po' rimpiangere pressappoco per sempre. E invece no. Sergio non c'era, e per la gran parte della gente che ha invaso Isola, domenica, in fondo non è cambiato niente. GUARDA Tutti i festival in Umbria Però tutti - tutti - avranno di sicuro percepito qualcosa di strano nell'aria, la musica di Vinicio che ne era impregnata, la sua voce che parlava a qualcuno, un concerto solo per lui, solo per Sergio, chiusi in una stanza, come quella volta a Londra, come quelle infinite volte a Perugia, o chissà dove. Vinicio per Sergio, davanti a tutti, commovente e osceno come un abbraccio tra amici.