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Paolo Rumiz racconta la Grande Guerra

Giulietta Mastroianni
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Una giornata di convivialità, all'insegna della memoria e della narrazione, organizzata dall'Ospitalità Rurale di Pian di Marte, è quella che ha dato la possibilità sabato 18 aprile sorseggiando un buon vino casereccio e mangiando una focaccia alla cipolla di ascoltare Paolo Rumiz parlare della Grande Guerra dopo i viaggi lungo le interminabili trincee di Ucraina, Polonia, Serbia, Bosnia, Francia, Inghilterra, Italia, Ungheria, Austria, Germania, Inghilterra, Turchia, accompagnato dagli spezzoni video di Alessandro Scillitani, che ha documentato la ricerca con immagini composte e asciutte. Viaggi che ricordano le milioni di vittime di tutto il mondo, tra gli ossari, i cimiteri, le testimonianze di parenti, le lettere e i diari, tratti per lo più dal Museo del Diario di Pieve Santo Stefano. Dieci documentari e il libro “Come cavalli che dormono in piedi” di Paolo Rumiz sono il risultato dell'avventura che ha portato i due, con attrezzatura minima, tenda e taccuino a ripercorrere i luoghi dei soldati, rievocando direttamente nei posti le sensazioni di ragazzi partiti senza alcuna formazione verso le trincee, per lo più spinti al suicidio e che rimasero comunque degli individui. Una generazione di piccoli giganti, “anche se erano molto più malvestiti e malnutriti di noi”, che ha resistito alla pazzia dei rumori assordanti , al disfacimento del freddo , al massacro delle mitraglie, alla fatica abnorme, talvolta semplicemente scrivendo, suonando, o portandosi dietro un libro. Una guerra combattuta dunque soprattutto in nome della resistenza alle condizioni disumane, che è rimasta nella terra e nelle acque nell'essenza del corpi sepolti, degli stracci, del cuoio delle scarpe, dei nomi elencati dei caduti di tutti i popoli coinvolti, cancellata dalla storia da “un Europa che non ha fatto nulla per dare una versione unitaria di questa guerra” . Alla ricerca di qualcosa di autentico per trattenere la verità dei fatti colpisce la lettura forte di una Europa erede della debolezza frammentata tra i vari ruoli di protagonisti, immemori, vincitori e vinti, su cui la seconda guerra spesso si è sovrapposta, che costringe a sapere quanto “delle cose che ci inquietano oggi nascono dalle ferite di ieri”. Domenica 19 Paolo Rumiz è al Teatro della Sapienza alle ore 16.00 per il Festival del giornalismo.