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Festival del giornalismo, il direttore di Charlie: "Se rifiutiamo il dibattito siamo morti"

Roberto Minelli
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Videomessaggio inviato dal direttore di Charlie Hebdo Gerard Biard al Festival che l'aveva invitato a Perugia. “Vi ringrazio per l'invito. Purtroppo come sapete quello che è accaduto a gennaio ha messo Charlie in gran difficoltà. Quindi non posso essere presente anche se mi piacerebbe essere lì con voi a Perugia. Tra l'altro conosco già Perugia, una bella città. A Charlie abbiamo continuato a fare quello che abbiamo sempre fatto. Perché anche se quello che è accaduto è terribile abbiamo voluto andare avanti, perché vogliamo far capire a tutti non soltanto ai francesi ma a tutti gli europei, a tutta la gente del mondo, a tutti i democratici del mondo che esercitare un diritto non è una provocazione. Siamo stati spesso accusati di essere provocatori, perché abbiamo usato il diritto della libertà di espressione, della libertà di satira, della libertà di caricatura e della libertà di blasfemia. La blasfemia per noi è importante non per il piacere di bestemmiare o insultare il potere divino, è importante perché è una forma di contestazione dell'autorità. E questo in democrazia è fondamentale. Se una democrazia proibisce la blasfemia, se la punisce con la legge non è più una democrazia, perché punisce la contestazione dell'autorità. E' questa una delle ragioni per cui abbiamo deciso di continuare. Perché quella che è stata colpita non è soltanto la libertà di espressione, la laicità, la libertà di ridere e di sentire, è il cuore dell'idea politica della democrazia, della contestazione, della possibilità di contestare e della possibilità di dibattere. Abbiamo visto con l'attentato a Copenhagen che questa gente il dibattito non lo vuole. E questo non è possibile. Se rifiutiamo il dibattito siamo morti. E noi invece siamo sempre vivi.”