Fondazione Piazzoli, il via il 29 settembre

La locandina

PERUGIA

Fondazione Piazzoli, il via il 29 settembre

13.09.2014 - 13:04

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Ci sono alcune cose della vita che richiamano immediatamente una data. Per fissare il tempo, per aiutare nel ricordo, per indicare un punto fermo dal quale partire. O ripartire. In questo caso, di date, ce n’è più di una. E l’obiettivo è che ce ne siano tante altre, così da mitigare l’effetto della prima: l’11 giugno 2014, quella della scomparsa improvvisa di Sergino Piazzoli. Saltiamo i giorni del dolore e del distacco e arriviamo al 16 luglio. Il nostro giornale pubblica un’intervista a Virgilio Ambroglini. Al di là delle cariche e degli incarichi pubblici, per Sergio lui è stato il primo canale sul quale ha potuto concretamente sintonizzare la sua genialità. Ambroglini, il giorno in cui Piazzoli gli venne presentato, rimase prima folgorato dalla follia creativa e poi divertito dal modo con la quale era capace di rappresentarla. Al punto che ben presto gli affibbiò un soprannome: “giocattolone”. Dunque, lo scorso 16 luglio, Ambroglini decide di provare a lanciare una proposta: creare la “Fondazione Sergio Piazzoli”.
“Mai avrei immaginato che un giorno mi sarei trovato a vivere l’assenza di Sergio; di pensare a come poter colmare il vuoto lasciato, tentando di preservarne in qualche modo l’eredità culturale e umana. Fatto è che ho sentito profondamente la necessità di fare qualcosa. E voglio prima di tutto ringraziare il Corriere dell’Umbria, il direttore, i giornalisti che hanno raccolto questa esigenza e che l’hanno trasferita alla città di Perugia, ai perugini, a tutti gli umbri, a chi ha conosciuto e lavorato con Sergio. E grazie a tutti coloro che in questi giorni sono intervenuti dando il loro contributo di idee, di suggerimenti, di pareri, utili a capire cosa e come fare”. Da qui, un’altra data. Il 29 settembre. A evocare l’ennesima bella intuizione di Sergio, quella del concertone in piazza IV Novembre dedicato a Lucio Battisti. E un luogo, anch’esso immediatamente riconducibile a lui: il Turreno che riaprirà per l’occasione. “Lunedì 29 settembre alle ore 21 inviteremo a raccogliere la sfida della Fondazione. Sarà il primo atto costitutivo sancito da una sorta di assemblea aperta alla quale tutti sono invitati. La mission fondamentale, del resto, è chiara: non soltanto il riconoscimento alla memoria di Piazzoli, quanto la manifesta volontà di raccoglierne l’eredità, dando seguito al patrimonio culturale immenso che lui ha costruito seguendone e arricchendone il percorso che ha tracciato trasmettendolo alle nuove generazioni che vanno certamente coinvolte. Del resto, senza memoria non c’è futuro”.
Già fissati alcuni paletti. “Tre, fin da subito. Il primo: va da sé che essendo una Fondazione culturale, è no profit. Il secondo: deve essere una istituzione ‘open’, aperta, senza preclusioni per alcuno: dal singolo cittadino alla singola associazione, dall’imprenditore fino all’ente pubblico eventualmente interessato. Terzo: individuare una figura alla quale affidare la continuità morale dell’eredità di Sergio Piazzoli. E qui indico un nome, esprimendo un parere personale peraltro condiviso e suggerito anche da altri che sono intervenuti sul Corriere dell’Umbria: Patrizia Marcagnani. La compagna di Sergio di tutta una vita che con lui ha condiviso anche le scelte artistiche, le sperimentazioni, i progetti”. Per dare le gambe alla Fondazione ci vogliono tanti soldi. Ambroglini risponde con uno slogan: centomila euro in cento giorni. “Il 29 settembre lanceremo un primo crowdfunding, una raccolta pubblica di denaro e ringrazio, per il supporto che ci ha dato, Arianna Ciccone. Ovviamente il tutto avverrà in forma assolutamente trasparente: si sta infatti approntando un sito nel quale verranno riportati i singoli importi versati, oltre a tutta la futura contabilità in seno alla Fondazione. Quando ci troveremo al Turreno forniremo i dettagli del caso”. Certo è che formalità e formalismo non si sposano troppo con Sergino. Ambroglini lo sa. “Al di là dell’atto costitutivo, il senso di questa cosa è che noi inseguiamo un sogno, un delirio e che non ci fermeranno il cinismo dei conteggi o i calcoli dello spread. Perché a muoverci è ciò che si sente dentro. E se questo per qualcuno significa essere emotivi, allora sì, lo siamo profondamente e lo saremo per tutto il tempo che ci verrà concesso: eternamente emotivi”. E magari, per dichiararlo senza falsi pudori, si potrebbe pensare a un palco pieno di musica da montare in piazza IV Novembre.

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