Occhiuto vuole ricordare Piazzoli con la ricerca di una follia positiva

Da sinistra Paolo Occhiuto, Lucio Biagioni e Sergino Piazzoli

PERUGIA

Occhiuto vuole ricordare Piazzoli con la ricerca di una follia positiva

26.08.2014 - 09:59

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E’ giusto, anzi no, doveroso, che Sergio Piazzoli diventi parte della memoria condivisa della città. Quindi, oltre la memoria individuale che chi ha avuto la fortuna di essergli amico conserverà gelosamente. Gli dobbiamo troppo per dimenticarlo. Qualunque però sia il modo scelto per ricordare uno degli operatori culturali più importanti di Perugia e dell’Umbria, dovrebbe essere coerente con “cosa” Sergio davvero è stato e sottolineare il tratto più evidente della sua personalità e del suo lavoro. Sergio era prima di tutto una scheggia impazzita di creatività, uno che seppe, a partire da un format in fondo normale come un festival o una rassegna di spettacoli, o un semplice concerto, inventare qualcosa di non normale. Un vero “original”, una di quelle persone che hanno il potere di stupirti perché fanno qualcosa di diverso da quello che tutti gli altri farebbero. Per restare alla musica - a Sergio piacerebbe - è come un accordo innaturale di una bella canzone dei Beatles o una pennellata di geniale follia che increspa l’elegante logica di un quartetto di Mozart.
Chi altri, in questa regione, poteva inventarsi Rockin’ Umbria, ovvero come allestire un autentico festival di controcultura giovanile (non solo musicale) e piantarlo lì, a Umbertide, in piena media valle del Tevere. Manifestazioni come quella era naturale associarle a qualche locale di Berlino o di Amsterdam, non alla solare Umbria che soprattutto allora sembrava lontana dalle inquietudini della contemporaneità metropolitana di cui il rock era la naturale soundtrack. Oggi magari è facile fare una cosa del genere a Massa Martana (benvenuti!) ma trent’anni dopo.
E chi altri poteva avere la visione di uno scoglio del Trasimeno e immaginarlo come un luogo di congiunzione tra acqua e cielo ma soprattutto tra la creatività della natura e quella dell’uomo.  Un piccolo concentrato di bellezza fatto di suoni immagini parole armonia sullo sfondo dei rossi tramonti del lago. Ci siamo stati tutti, a passeggio per l’Isola Maggiore, ma soltanto Piazzoli si è fatto venire in mente, dopo essere diventato egli stesso un isolano, quella che ha chiamato Music for sunset. Ed anche in questo caso Sergio ci ha spiazzati perché Music for sunset è così spudoratamente un grande evento per un piccolo pubblico da tradire la mission stessa di un organizzatore di eventi. Solo incidentalmente si può ricordare che Piazzoli ha inventato per la musica spazi inediti come Villa Fidelia e il Santa Giuliana, che, anche questi, erano davanti agli occhi di tutti ma aspettavano che arrivasse uno con la giusta immaginazione per ridefinirne il senso. Oppure la grande serata in onore di Lucio Battisti in Piazza IV Novembre (per inciso, il 29 Settembre, con inizio alle 7,40: la firma dell’artista) o il Beatles Day alla Città della Domenica. Entrambe le volte, per Lucio e per i Beatles, avvocati, notai, commercianti, politici, tirarono fuori dalle custodie le vecchie Fender e tornarono a cantare Ticket to ride o Balla Linda. Entrambe le volte, Sergio fece cantare una città.
Allora ricordiamo Sergio con un tributo alla creatività. Organizziamo, per esempio, un grande concorso di idee riservato ai giovani e chiediamo loro di inventare un format inedito di evento. O comunque di declinare in modo originale una idea tradizionale. Con l’unico vincolo di pensarlo, questo evento, non per un posto qualunque ma per Perugia (o per una località dell’Umbria) tenendo quindi conto della unicità degli spazi. Per il resto, libertà assoluta alla fantasia e nessuna tentazione di navigare di conserva per rotte abusate. Le grandi manifestazioni (grandi per intelligenza, non necessariamente per dimensioni) di tutto hanno bisogno tranne che del pacioso andamento lento di una burocratica ripetitività.
Per inciso, questa estate qualche idea fuori ordinanza in Italia si è vista, per esempio il festival itinerante, in treno, di Vinicio Capossela (grande amico di Sergio, guarda un po’) che ha portato concerti e altro nelle stazioni dismesse di una linea ferroviaria chiusa da qualche anno nella campagna irpina. Una idea “estrema”? Non più di Music for sunset. Insomma, non abbiamo più Sergio, vediamo se esiste un altro Piazzoli. Se qualcuno riesce a “scovare” nella sua immaginazione un’altra Rockin’ Umbria o una nuova Music for sunset. L’Umbria, grazie a Sergio, o grazie al compianto Alberto Provantini che si inventò l’identità e la formula della prima Umbria Jazz, ha scritto una pagina importante in questo senso. Oggi il punto è fare ripartire quel motore. Nel nome di Sergio andiamo a scavare nella capacità delle persone, di quelle più giovani soprattutto, di generare positiva follia. E, magari, poi lavoriamo per organizzarlo sul serio, quell’evento. Sarebbe il massimo.

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