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A voi Rapajc, l'idolo del popolo del Grifo

Nicola Uras
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L'ultima visita di Milan Rapajc a Perugia è stata breve ma intensa. La partecipazione alla serata di gala del Corriere dell'Umbria, l'edizione numero 17 di Vota il Campione, poi un salto nella nostra redazione prima di tornare in Croazia. L'idolo dei tifosi biancorossi - nessun grifone della storia recente è così amato - in patria è diventato un importante imprenditore del mattone e l'ultimo progetto lo ha visto costruire due palazzi di pregio a pochi metri dal mare, in Istria. Ma il cellulare non suona solo per il calcestruzzo: il calcio resta al primo posto della vita di Milan corteggiatissimo dal club turco del Fenerbahce che gli ha offerto il ruolo di direttore sportivo. Rapajc ci sta pensando e valuta. Intanto si gode l'ennesimo tuffo nella passione dei tifosi del Grifo. “Una volta - a parlare è Sabatino Durante, procuratore e persona di fiducia di Milan - Giampaolo all'epoca allenatore del Siena venne a Perugia per ascoltare Sepulveda, ma in corso Vannucci incontrò Rapajc e rimase a parlare con lui dimenticandosi dello scrittore ...”. Potere di Rapajc. Allora Rapajc, venti anni fa esatti arrivava a Perugia...“E' passato tanto tempo - attacca - forse troppo. Ricordo la mia grande voglia di giocare in Italia, una scelta fortemente voluta. All'epoca era importante solo la serie A, non esistevano altri campionati per importanza e spettacolo. Negli anni Novanta i migliori calciatori del mondo erano in Italia, basta pensare che uno come Martin Vasquez, pilastro del Real Madrid, scelse di lasciare i blancos per giocare con il Torino. Potevo scegliere tra Bordeaux e Perugia, ma non ebbi il minimo dubbio”. I migliori calciatori incrociati in quegli anni? “Ronaldo e Zidane. Spettacolo puro. Facevano cose incredibili a velocità clamorosa, occorreva riguardarle alla moviola in tv per capire cosa avevano combinato”. E nel Perugia? “In quelle quattro stagioni ho giocato in squadre incredibili. Ma Nakata spiccava su tutti”. Tra Perugia e Rapajc è stato amore a prima vista. Perché? "Perché ho sempre giocato per il pubblico dando tutto per la maglia. I tifosi pagavano per venire a vedere la partita e per me il minimo per ricambiarli è sempre stato giocare per loro. E questo i tifosi lo hanno capito da subito”. Il gol più bello? “A Bologna, direttamente dalla bandierina del calcio d'angolo. Indimenticabile”. Perché una big di A non ha mai pensato a Rapajc? “In quegli anni tante squadre di A mi hanno richiesto ma io ho sempre preferito restare al Grifo. Io ci stavo bene, non avevo alcun tipo di stress. Quella di Perugia è una piazza appassionata, che può generare pressione per il risultato ma senza soffocarti. In quattro stagioni non ho mai avuto infortuni importanti. In settimana spesso dovevo recuperare le botte perché me ne davano tante ma la domenica io ero sempre in piedi”. Con il Perugia neanche un momento brutto? “Sì, uno. Quando mi hanno venduto. Sono andato via perché la società aveva bisogno di soldi. In più ricordo che intascavo il 20% dell'operazione ma quei soldi io non li ho mai avuti...”. Le manca il calcio? “Sì. Ma manca lo spogliatoio. Quando smetti ti ritrovi con tanto tempo libero, sembra facile ma non lo è”. In famiglia si parla di calcio visto che Boris sta seguendo le orme del papà... “Lui è un centravanti, calcia con il destro anche se ho visto che pure con il mancino fa belle cose. Dite che ha senso tattico? Mi fa piacere, vediamo cosa gli riserva il futuro. L'Inter deve parlarne con lo Spalato titolare del cartellino”.