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Camplone in cattedra, lezione ai giornalisti

Il tecnico del Perugia Camplone durante la lezione (foto Testa)

Nicola Uras
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“Ho una grande passione per lo sport del calcio e il mio mestiere: per me è la vita”. Andrea Camplone si è raccontato ed è salito in cattedra tenendo una lectio magistralis a una platea inusuale: i giornalisti. L'opportunità l'ha creata il corso di formazione “Schemi, strategie tattiche: la preparazione della partita e il racconto giornalistico” organizzato dall'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria su proposta dell'Ussi regionale (con l'allenatore del Perugia anche un altro relatore, il giornalista di Rai Sport Antonello Orlando, e il coordinatore Massimo Angeletti, sempre di Rai Sport) e svoltosi mercoledì mattina nella sala della Partecipazione di Palazzo Cesaroni. Quasi quattro ore intense con due focus, la parte forse più attesa, di circa quaranta minuti l'uno di Camplone in versione professore, pennarello in mano davanti alla lavagna a spiegare il suo 4-3-3 e il proprio percorso da allenatore. Con annesse sfiziose curiosità. “Non avrei mai voluto smettere di giocare, però un allenatore mi ha quasi costretto. Mi fece rinunciare a un contratto con un'altra squadra proponendomi un biennale. Invece mi sottopose a una serie di provini... lo mandai a quel paese e andai a dare una mano a un mio amico che allenava una squadra di Eccellenza, il Montesilvano. Decisi di aprire un'attività con mia moglie a Pescara, ma dopo quaranta giorni stavo allenando...”. Top secret il nome dell'allenatore che gli fece appendere gli scarpini al chiodo. E alla platea che ha provato a scovarlo (in molti hanno pensato a Ettore Donati, nel luglio 1999 allenatore del Gubbio), il tecnico biancorosso ha negato alzando - con il sorriso - le barricate. Dopo aver ricordato gli ispiratori (Enrico Catuzzi e Giovanni Galeone) del credo che poi lui ha plasmato a sua somiglianza, Camplone ha disegnato il suo 4-3-3 e spiegato la sua filosofia, partendo dalla tesi discussa a Coverciano: “Strutturazione di sistemi di gioco con sette giocatori base (difesa e centrocampo) e una linea offensiva variabile”. Il blocco della difesa a quattro più i tre centrocampisti a cui poi, di stagione in stagione, ha aggiunto varie tipologie di tridenti (tre punte, due trequartisti più un centravanti, un fantasista e due punte). E via con le frecce per spiegare disposizione in campo e coperture, la catena centrale e quelle esterne, i triangoli e i contro movimenti. Ha ragionato sull'esperienza perugina, dal 4-3-3 duro e puro al 4-3-2-1 passando per il 3-5-2, lo scatto matto alla promozione in B (“dal primo allenamento in cui lo abbiamo provato si è capito che la squadra aveva una forte predisposizione”). Ha raccontato con soddisfazione il cambio di mentalità di Goldaniga (“a Pisa lanciava sempre”), la grande professionalità di Comotto (“ha lavorato tanto sull'impostazione del gioco palla a terra”), la mossa anti-Trapani (“abbiamo fatto ripartire l'azione dai nostri terzini, costringendo il Trapani a pressarci in zone di campo inusuali e a scoprirsi nella zona dei loro esterni bassi dove noi ci siamo infilati”. Sullo sfondo un concetto molto chiaro: “Io preferisco creare, giocare. Voglio una mentalità offensiva. Così si divertono tutti: io, i giocatori e i tifosi”.