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Virus West Nile, morto 80enne veneto. Cosa è la malattia, quali sintomi e quanti casi in Italia

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Arriva la prima vittima del virus West Nile in Italia: un 80enne veneto, della provincia di Padova, è stato colpito da una grave forma di encefalite ed è morto nella giornata di oggi, sabato 16 luglio. L’Istituto superiore di sanità (Iss) nell’ultimo bollettino relativo ai risultati dell’attività di sorveglianza integrata del West Nile e Usutu virus, aveva evidenziato un primo caso confermato di infezione da West Nile Virus, con forma neuro-invasiva in Veneto, proprio nella provincia di Padova. La Regione Veneto, contatta dall’Adnkronos Salute, al momento non conferma se è lo stesso caso o un altro. Al vaglio delle autorità sanitarie ci sarebbero anche altri due casi ricoverati con sintomi sospetti, ma si aspettano i risultati degli esami.

 

 

"Al momento i casi confermati di West Nile con forma neuroinvasiva sono 2 di cui un decesso e un caso di West Nile Fever probabile. Inoltre sono stati riscontrati positivi al test anche due donatori attraverso lo screening che viene effettuato in tutto il territorio regionale a partire dal riscontro della prima positività nelle zanzare, avvenuto il 7 giugno scorso", sottolinea la Direzione Prevenzione della Regione Veneto in una nota. La Direzione Prevenzione della Regione Veneto, informa che "come ogni anno, è stato dato avvio dalla primavera a tutte le misure di sorveglianza previste per le malattie trasmesse da vettori quali la West Nile. Sono attivi tutti i piani delle Aziende Ulss concordati con i Comuni. È comunque sempre necessario proteggersi dalle punture di zanzare - avverte la Direzione - con le modalità indicate nel Bollettino di Sorveglianza delle Arbovirosi, il primo dei quali, per il 2022, è stato definito nella giornata di ieri e non contiene il decesso formalizzato oggi". Il primo bollettino emesso, pubblicato anche sul sito della Regione, "indica la presenza di alcuni focolai di zanzare, già individuati nelle province di Vicenza, Venezia, Verona, Rovigo e Padova, prosegue la nota della Direzione Prevenzione della Regione Veneto. "Le strutture sanitarie venete effettuano la verifica tramite esame del sangue in tutte le persone che presentano sintomi riconducibili alla West Nile e sui donatori di sangue su tutto il territorio, a partire dal riscontro della prima positività nelle zanzare, avvenuta il 7 giugno", conclude la Regione.

 

 

"Meno dell’1% di chi è positivo al virus West Nile sviluppa una encefalite grave e può rischiare la vita. Nel 20% dei casi c’è una forma influenzale e il restante 80% circa ha una forma asintomatica. Il fatto che quest’anno abbiamo trovato zanzare positive a giugno e casi a luglio ci fa prevedere che quest’anno avremo molti contagi, come accadde nel 2018". A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Federico Gobbi, infettivologo e responsabile dell’Unità di Salute Globale dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona). "Purtroppo il rischio di patologia grave sale con l’età, gli anziani corrono maggiori pericoli - aggiunge Gobbi - In Italia abbiamo periodi di bassa, media e forte presenza della zanzara Culex pipiens, vettore del virus della West Nile. Purtroppo siamo di fronte ad una infezione altamente imprevedibile e ogni anno possiamo avere una variabilità di casi. Oltretutto ora ad ogni febbre dovremmo verificare se abbiamo di fronte Covid, West Nile, meningoencefalite da zecche o al Toscana virus trasmesso dai pappataci".