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Salute, il Covid ha fatto aumentare i vizi degli italiani: più alcol e meno sport

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Dopo oltre due anni di pandemia causa Covid, la salute degli italiani appare sempre più precaria: hanno giocato un ruolo chiave nell’indebolirla diversi fattori, da un lato il fatto che ci si è recati meno alle visite di controllo (con un peso elevato soprattutto sulle cronicità) e specialistiche, dall’altro il peggioramento, per molti versi, degli stili di vita degli italiani “sopraffatti” dalla pandemia: per esempio dal 2019 al 2020 si è assistito a un aumento dei consumi a rischio di alcolici pari al +6,5% per i maschi e al +5,6% per le femmine. E' quanto emerge dal XIX Rapporto Osservasalute 2021, curato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica, presso il campus di Roma. Per quanto riguarda gli alcolici, per gli uomini si registra, rispetto al 2019, un aumento a livello nazionale del 6,5% e a livello regionale del 27,0% in Molise, del 19,3% nella Provincia Autonoma di Bolzano, del 17,9% in Veneto e del 15,0% in Lombardia. Per le donne si osserva un incremento complessivo delle consumatrici a rischio del 5,6% e a livello regionale soprattutto in Emilia Romagna dove la prevalenza è passata dal 10,7% nel 2019 al 14,1% nel 2020. Nel corso dell’anno in cui è iniziata la pandemia si è assistito a una complessiva diminuzione degli astemi e dei non consumatori di bevande alcoliche.

Nel 2020, si conferma che il 36,1% della popolazione adulta è in eccesso di peso, mentre più di una persona su dieci è obesa (11,5%); complessivamente, il 47,6% dei soggetti di età pari a 18 anni è in eccesso ponderale. Inoltre, complici le chiusure e le restrizioni, è diminuita anche la quota di sportivi regolari. Quanto all’attività fisica nel 2020 la praticava poco più di un italiano su 3 sopra i tre anni di vita, il 36,6% della popolazione, pari a circa 21 milioni 396 mila persone. Tuttavia rispetto agli ultimi anni precedenti, non si osserva uno spiccato aumento nella quota dei continuativi, molto probabilmente anche a causa della pandemia e delle restrizioni che hanno portato alla chiusura dei centri sportivi, palestre, piscine. In particolare, durante il lockdown (aprile 2020) il 22,7% della popolazione adulta di età 18 anni ed oltre (pari a circa 11 milioni e 400 mila individui) ha praticato attività fisica o sportiva organizzandosi prevalentemente presso la propria abitazione, sfruttando anche gli eventuali spazi aperti disponibili come balconi, giardini condominiali e giardini privati (94,0%). Diversamente da quanto osservato generalmente, non si osservano significative differenze di genere e la quota di donne che dichiarano di aver praticato attività fisico-sportiva è sovrapponibile a quella degli uomini (23,5% vs 21,9%, rispettivamente).

Tuttavia, a dicembre 2020, si è fortemente ridotta la quota di persone di età 18 anni e oltre che hanno praticato attività fisico-sportiva attestandosi al 14,3% in un giorno medio (-8,4 punti percentuali rispetto ad aprile 2020). Su tale evidenze, molto probabilmente, ha inciso la ripresa delle attività lavorative fuori casa e un ritorno a ritmi di vita più simili al periodo per pandemico che hanno ridotto la possibilità di svolgere attività sportiva all’interno delle mura domestiche. Nello stesso tempo, la chiusura pressoché totale di palestre e centri sportivi e la possibilità di svolgere l’attività fisica e sportiva quasi esclusivamente all’aperto, ha aumentano la pratica in spazi aperti non pertinenti all’abitazione che è cresciuta dal 7,3% (aprile 2020) al 49,1%, mentre la pratica di attività in casa, pur restando alta, si è ridimensionata, passando dal 94,0% al 59,7%.