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Covid, monitoraggio Iss: aumenta l'incidenza settimanale ma tasso ospedalizzazioni in discesa. Cinque Regioni a rischio moderato

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Torna a salire, seppur lievemente, la curva del contagio da Covid 19 in Italia. A riferirlo, dopo il report della fondazione Gimbe pubblicato ieri, giovedì 10 marzo, è il monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità, che oggi, venerdì 11 marzo, traccia un quadro sull'andamento pandemico nel Paese. "Aumenta l’incidenza settimanale a livello nazionale: 510 ogni 100.000 abitanti (04/03/2022 -10/03/2022) rispetto ai 433 ogni 100.000 abitanti (25/02/2022 -03/03/2022), dati flusso ministero Salute". Inoltre, nel periodo 16 febbraio 2022 - 1 marzo 2022, "l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,83 (range 0,73 - 0,95), in aumento rispetto alla settimana precedente e al di sotto della soglia epidemica - fa sapere l’Iss - Lo stesso andamento si registra per l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero: Rt=0,82 (0,79-0,85) al 1/03/2022 vs Rt=0,77 (0,75-0,79) al 22/02/2022".

 

 

A livello territoriale, sono cinque le Regioni classificate a "rischio moderato", di cui una "ad alta probabilità di progressione verso il rischio alto". Le restanti regioni, invece, "sono classificate a rischio basso secondo il Dm del 30 aprile 2020. Nove regioni riportano almeno una singola allerta di resilienza, aggiunge l’Iss, "una Regione/PA riporta molteplici allerte di resilienza". 

 

 

Ma nonostante tutto, ci sono anche dati incoraggianti. Sono quelli relativi alle ospedalizzazioni legate al Covid: secondo l'Istituto superiore di sanità, "il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 5,5% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 10 marzo) a fronte del 6,6% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 03 marzo)" della scorsa settimana. "Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è al 12,9% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 03 marzo) rispetto al 14,7% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 03 marzo)". Questi ultimi dati sono stati resi possibili dai vaccini, che hanno salvato vite ed evitato forme più gravi della malattia. Il 31 marzo finirà, salvo proroghe che al momento non sembrano essere previste, lo stato di emergenza dopo due anni: serve un ulteriore sforzo per superare quello che si spera possa essere l'ultimo ostacolo.