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Covid, diminuiscono i ricoverati per il virus. Il report della Fiaso dimostra l'importanza dei vaccini. Interviene anche Burioni

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Continua a dare i suoi frutti la campagna vaccinale contro il Covid 19 in Italia. I numeri parlano chiaro, soprattutto sul fronte ospedali, che durante le altre ondate hanno subìto più di tutti l'effetto del virus e della assenza/parziale vaccinazione della popolazione. Ma oggi c'è il 90,80 % della popolazione over 12 vaccinato almeno con una dose e l'1,94 % della popolazione over 12 guarita da al massimo 6 mesi, per un totale del 92,74 % della popolazione over 12 che è vaccinata o guarita al Covid negli ultimi sei mesi. Se a questi aggiungiamo i numeri della vaccinazione dei più giovani (32,84 % della popolazione 5-11 con almeno una dose e 11,37 % guarita da al massimo 6 mesi), le cifre non possono che aumentare. Così, la pandemia segue due curve differenti: è in discesa per quanto riguarda i pazienti ricoverati per Covid, mentre è in salita per i ricovati con Covid. E' quanto emerge dal report della Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, sugli ospedali sentinella.

 

 

Nell’ultima settimana, nei reparti ordinari, c’è stato un calo del 6% dei pazienti con patologia polmonare e respiratoria, mentre sono cresciuti dell’1% quelli positivi al virus, ma asintomatici e in cura per altre patologie. Anche nelle terapie intensive il decremento fra i pazienti per Covid è del 10%, mentre raddoppiano i pazienti con Covid. "La lettura dei ricoveri deve considerare necessariamente i ricoverati per e con Covid, perché i pazienti positivi al virus, ma in ospedale per curare fratture, tumori, patologie cardiologiche, sono ormai quasi il 40% del totale dei ricoverati in area Covid. Questo è cruciale per l’organizzazione degli ospedali e anche per la corretta interpretazione epidemiologica dell’impatto della pandemia - commenta il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore - La suddivisione dei ricoveri pe’ e con Covid e l’analisi differente evidenzia e conferma la protezione vaccinale crescente verso la malattia. In ospedale arrivano in tanti positivi per una frattura, per un intervento chirurgico, per una malattia cardiaca e, proprio grazie al vaccino, non hanno sviluppato sindromi respiratorie, ma risultano asintomatici al Covid".

 

 

Secondo Migliore, quindi, "con una copertura vaccinale molto ampia, oltre l’80% della popolazione, nei prossimi mesi dovremo abituarci sempre più a questa tipologia di pazienti che necessitano assistenza sanitaria specialistica, ma vanno isolati in reparti ad hoc in quanto contagiati. Dovremo, insomma, assicurare ai pazienti positivi le cure per altre patologie senza ritardi o rinvii, ma dovremo farlo in setting assistenziali separati". Anche in terapia intensiva cambiano le proporzioni tra i ricoverati per e con Covid. I pazienti positivi al virus, ma con altre patologie, che sono nei letti di rianimazione sono il 16%: molto meno rispetto a quelli presenti nei reparti ordinari. "L’epidemia è in frenata e il segnale più tangibile di come la corsa del virus stia rallentando è proprio quello che arriva dalle terapie intensive, nelle quali il numero dei pazienti gravi ricoverati con patologia polmonare si è ridotto del 10%. Occorre sottolineare, però, che in terapia intensiva ci finiscono per la stragrande maggioranza pazienti che hanno sviluppato la patologia tipica da Covid e si tratta per lo più di non vaccinati", conclude Migliore. Intanto, il virologo Roberto Burioni sottolinea su Twitter che "una delle bugie più in voga è il vaccino non ostacola la diffusione di omicron. Non è vero, i trivaccinati si infettano meno e - conseguentemente - trasmettono meno il virus rispetto ai non vaccinati (linea piena). La protezione non è completa, ma rilevante - spiega commentando uno studio dei Cdc, gli statunitensi Centers for disease control and prevention - Omicron può essere più buona ma la sua elevatissima contagiosità può portare a un netto aumento dei ricoveri nei non vaccinati. Omicron non è per nulla buona con chi ha deciso di non vaccinarsi".