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Covid, Figliuolo: a febbraio in arrivo 11.200 trattamenti dell'antivirale Paxlovid

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Arriveranno in Italia nella prima settimana di febbraio 11.200 trattamenti dell'antivirale Paxlovid prodotto dalla casa farmaceutica Pfizer. Lo ha comunicato oggi - venerdì 28 gennaio - il commissario straordinario per l'emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo. Ieri la struttura commissariale, d'intesa con il ministero della Salute, ha finalizzato un contratto con Pfizer per la fornitura di 600 mila trattamenti completi dell'antivirale nel corso di tutto il 2022. La prima tranche in arrivo settimana prossima sarà distribuita alle Regioni secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dell’AIFA. Gli ulteriori trattamenti previsti dal contratto affluiranno successivamente.

 

 

La prima pillola anti Covid in Europa è stata approvata ieri dall'Ema, che ha dato l'ok per la commercializzazione. Il farmaco sembra essere efficace anche nel contrastare i sintomi modella variante Omicron che si sta diffondendo con una velocità e un'intensità senza precedenti in tutto il continente e con tassi di infezione tre volte superiori al picco più alto registrato finora durante la pandemia. La pillola di Pfizer è destinata a chi ha contratto il Covid. I dati hanno ampiamente dimostrato che previene dal rischio di malattia grave, ospedalizzazione e morte.

 

 

Guido Rasi, consulente del commissario Figliuolo, all'Adnkronos Salute, commenta di non sapere se l'antivirale Paxlovid sarà "decisivo nella lotta al Covid, ma è uno strumento importante in questa fase delle pandemia perché efficace contro Omicron. Non è per tutti però. Questa malattia è composta da una parte infettiva e da una infiammatoria, quindi è importante per la prima la tempistica di intervento e per la seconda la combinazione con altri farmaci - ricorda Rasi - Paxlovid è un farmaco da usare secondo linee guida ben precise che dovrebbero essere disponibili nel momento dell’autorizzazione. Non è la soluzione del problema ma è uno strumento che potrà aiutare nei casi di pazienti che non necessitano di ossigeno supplementare ma ad alto rischio che la malattia diventi grave".