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Covid, terapie intensive occupate al 18% e in calo in 7 regioni. I dati del monitoraggio Agenas

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In Italia, secondo l'ultimo monitoraggio dell'Agenas pubblicato oggi, giovedì 20 gennaio e relativo al 19, le terapie intensive Covid risultano occupate al 18%, mentre la media dell'occupazione dei posti letto ordinari è del 30%. Il dato è stabile rispetto a quello riportato ieri e relativo al 18 gennaio, quando sia le terapie intensive che i ricoveri ordinari presentavano gli stessi numeri di occupazione. Per quanto riguarda i posti letto in area critica, il numero è ben al di sopra della soglia critica, pari al 15%

 

 

Le terapie intensive, comunque, diminuiscono in sette Regioni italiane: scendono, infatti, nelle Marche (21%), nella provincia di Bolzano (17%), in quella di Trento (32%), in Piemonte (23%), Toscana (22%), Umbria (12%), e Valle d’Aosta (18%). Rimangono stabili, invece, in Abruzzo (20%), Calabria (17%), Campania (12%), Emilia-Romagna (17%), Friuli Venezia Giulia (24%), Lazio (22%), Liguria, 19%), Lombardia (15%), Molise (3%), Sardegna (13%), Sicilia (20%), Veneto (18%). Le uniche regioni in cui il dato è in crescita sono la Basilicata (4%) e la Puglia (14%).

 

 

Capitolo vaccini: la Fondazione Gimbe, questa mattina, aveva specificato che nella settimana che va dal 12 al 18 gennaio i nuovi vaccinati sono stati 128.966, il 28.1 % in più rispetto al periodo precedente preso in esame. Complessivamente, nello stesso arco di tempo i nuovi vaccinati sono stati 510.742 rispetto ai 496.969 della settimana prima, un aumento quindi del 2,8%. Sono stabili, invece, le nuove vaccinazioni nella fascia 5-11 anni (pari a 240.920), che rappresentano quasi la metà delle prime dosi che vengono inoculate. Il rapporto spiega anche che negli ultimi sette giorni sono aumentati i tamponi effettuati del 10,8%, con i test che sono passati da 6.926.539 della settimana 5-11 gennaio a 7.672.378. La media mobile a 7 giorni del tasso di positività dei tamponi molecolari si riduce ulteriormente (dal 25,4% al 21,2%), mentre rimane stabile (14,4% contro il 14%) quella degli antigenici rapidi.