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Giornata dell'alimentazione, il monito di Tripodi: "A rischio la dieta sana per tutti. Ecco il motivo"

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Il professore Gianluca Tripodi, docente all'Università telematica San Raffaele Roma, ha parlato della Giornata dell'Alimentazione, che per la seconda volta, sabato 16 ottobre, sarà celebrata mentre si affrontano le ripercussioni della pandemia globale da Covid. “Oggi porre l’attenzione su chi soffre ancora la fame e spronare ad agire perché si possano garantire diete sane per tutti non può prescindere dal fatto che la pandemia ha ritoccato le abitudini alimentari dei cittadini e creato le basi per un’inflazione mondiale dei prezzi delle materie prime. Questo si ripercuote in modo inesorabile su un costo maggiore per i cittadini per l’acquisto di alimenti base della nostra dieta mediterranea e dei prodotti che la Gdo ci propone. Si prevede, infatti, un aumento anche fino al 20%, con particolare attenzione verso pasta, pane ed i vari prodotti di panificazione”, ha spiegato.

 

 

Tripodi ha quindi proseguito: "E' prevedibile che l’aumento dei prezzi genererà un effetto a catena sui locali e i ristoranti. Per affrontare tale situazione e risparmiare, la popolazione potrà essere obbligata a cambiare tipologia di alimenti acquistati, modificando le proprie abitudini alimentari, ponendo a rischio l’obiettivo di una dieta sana per tutti", le sue parole.

 

 

E ancora: "Le principali materie prime alimentari, che continuano a subire un costante incremento dei costi sono soprattutto: il grano, lo zucchero e gli oli vegetali”, ha affermato. I prezzi del grano, negli ultimi mesi, sono aumentati quasi del 9%, con ripercussioni sui listini all’ingrosso che si manifestano con incrementi del 9,9% per il frumento duro e del 17,7% per il frumento tenero. In contrasto, riportano un andamento in discesa i prezzi di mais e riso. “Questo - ha aggiunto Tripodi - è conseguenza delle inferiori aspettative di produzione in molti dei principali paesi esportatori”. Lo zucchero, tra luglio e agosto 2021, ha subito un aumento di quasi il 10%, spinto dai timori legati ai danni causati ai raccolti dalle gelate in Brasile, principale esportatore mondiale. Gli oli vegetali, in particolare olio di palma, colza e girasole, hanno subito un incremento del 7%, causato dal protrarsi dei timori di una produzione al di sotto del potenziale e dai conseguenti ritiri di scorte in Malesia.