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Covid, altra impennata: 4.259 nuovi casi e tasso di positività a 1,8%. I morti sono 21

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Un'altra impennata di contagi Covid in Italia: la registra il bollettino del Ministero della Salute i cui dati certificano, oggi mercoledì 21 luglio 2021, 4.259 nuovi casi e 21 morti nelle ultime ventiquattro ore quando sono stati fatti 235.097 tamponi che portano il tasso di positività a 1,8%. Ieri i nuovi casi erano stati 3.558 con 10 decessi. 

 

 

Sono 158 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 7 in meno di ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 9 (ieri 11). I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 1.196, due in più rispetto a ieri. I casi dall'inizio dell'epidemia sono 4.297.337, i morti 127.905. I dimessi ed i guariti sono invece 4.118.124, con un incremento di 2.235 rispetto a ieri. Gli attualmente positivi sono 51.308, in aumento di 1.998 unità nelle ultime 24 ore.

 

In Italia comunque continua a tenere banco la questione vaccini. "Quello che dobbiamo sapere è che meno vacciniamo e più il virus si diffonde, quindi abbiamo meno possibilità di controllarlo e che questo virus diventi endemico". Lo ha detto a Timeline, su Sky tg24, il presidente dell’Aifa e membro del Cts Giorgio Palù. "Meno persone si vaccinano - ha spiegato - e meno riusciamo a contenere questa infezione. Siamo abituati a parlare di immunità di gregge, o di comunità, perché conosciamo quei virus che hanno un’immunità persistente come il morbillo, la rosolia, la parotite, e sappiamo che per i virus come il morbillo non basta il 70% della popolazione vaccinata ma ci vuole oltre il 90% perché, in media, un bambino infettato ne può infettare altri venti». «Vaccinarsi - ha concluso - è un compito sociale a cui alcune categorie dovrebbero adempiere, e per cui lo Stato sta facendo tutto il possibile".  "È presumibile sia necessaria la terza dose, dobbiamo attendere gli studi di popolazione - ha aggiunto -. Stiamo vaccinando milioni di persone. Sappiamo che la persistenza degli anticorpi, ma lo sapevamo già dagli anni 90’ quando si studiava nei volontari la durata dell’immunità nei confronti dei coronavirus, può durare anche due o tre anni, cioè un soggetto che ha acquisito l’infezione può resistere allo stesso virus per circa due anni: quindi è una memoria che dura".