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Covid, Crisanti: "Riaperture? Era meglio aspettare. Persone fragili ancora a rischio"

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Il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova, resta scettico sulla decisione di riaprire il Paese. "È ancora troppo presto" per valutare gli effetti delle riaperture sull’andamento di Covid in Italia. Ma "questa è una corsa tra la vaccinazione e il virus". Per questo "penso che, se avessimo aspettato un paio di settimane in più, non mesi ma 2-3 settimane, probabilmente la dinamica sarebbe stata più favorevole" ribadisce ad Agorà su Rai3. "Noi dobbiamo guardare i dati di Israele e Inghilterra, che ci dicono che con il vaccino se ne può uscire. Allora perché far correre un rischio inutile a persone fragili per non aspettare 2-3 settimane? Non si trattava di aspettare mesi, ma 2-3 settimane e arrivare in una situazione di sicurezza" ripete Crisanti.

 

 

"Arrivati a questo punto, con gli anziani vaccinati, è ridicolo fare distinzioni tra un 50enne e un 40enne. Negli open day bisogna dare le dosi a tutti, senza più fasce di età" è invece il pensiero di Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che in un’intervista a Il Messaggero auspica per la campagna di immunizzazione anti- Covid un’accelerazione ulteriore, per non sprecare le fiale rimaste nei super congelatori delle Asl.

 

 

"Sarebbe un delitto tenere le boccette chiuse. Tutti i vaccini approvati sono efficaci", e se tanti scartano AstraZeneca "è colpa di una comunicazione balbettante, soprattutto da parte delle agenzie regolatorie" avverte il medico. "Capisco i cittadini disorientati dalle comunicazioni altalenanti delle agenzie regolatorie, indicazioni a volte anche contraddittorie. Tra l’altro, le agenzie non dovrebbero raccomandare, ma stabilire. In ogni caso tutti i farmaci hanno effetti collaterali, ma i benefici superano infinitamente i rischi, molto ridotti. La via ora sono gli open day. Per tutti, senza fasce d’età. Nel Lazio la Regione li vede con favore, il progetto è allo studio. L’unico tema è evitare gli assembramenti, va attivato un sistema di prenotazione. E vanno coinvolti i medici di base. Se questa pandemia ci ha insegnato una cosa, è che va rafforzata la medicina di prossimità, servono più cure domiciliari. Anche per il Covid" osserva Vaia.