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Covid, Pregliasco: "Stiamo tornando ai livelli della seconda ondata. Contro varianti serve più distanza"

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Il rischio di ritrovarsi, nel breve giro di poche settimane, a marzo, di nuovo ai livelli della seconda ondata di Covid è molto concreto. "Questo è ciò che si sta prospettando" secondo il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, intervenuto ad Agorà su Rai3. "Siamo in una fase che si sovrappone alla rampa iniziale della seconda ondata di ottobre. Questo è", ribadisce l’esperto augurandosi che gli interventi adottati, "seppure un po' tardivi", riescano comunque ad "arginare questa velocità di crescita" dell’epidemia, anche per proseguire "in modo più tranquillo, per quanto possibile, la campagna vaccinale". 

 

 

Pregliasco ha poi raccomandato una maggiore attenzione alle precauzioni anti contagio. "Vediamo una maggiore trasmissibilità", ha osservato l’esperto. Con mutanti come quello inglese, inoltre, "la durata del periodo di contagiosità, che per il virus originale si attestava sui 10 giorni, qui è di 14 giorni". Ancora, "la carica virale superiore rende la nuvola delle goccioline" veicolo di infezione "più pervasiva nello spazio". Fare attenzione a mantenere le opportune distanze, anche maggiori al metro e mezzo, diventa dunque fondamentale. Relativamente alle mascherine, "le Ffp2, se di buona qualità, ovviamente hanno una maggiore protezione. Diventano tuttavia un impegno economico" perché costano di più, ha sottolineato Pregliasco. "Usiamo quindi le chirurgiche come base, ma utilizzandole bene e sostituendole quando è necessario", ha raccomandato. Sulle varianti, sopratutto quella inglese, la maggior carica virale è un elemento che "riduce gli spazi e i tempi del contagio. In questa fase ogni contatto è ancora più a rischio" ha spiegato il virologo.

 

 

A SkyTg24 ha poi spiegato: "A ottobre, mentre in Italia iniziava la seconda ondata di Covid, eravamo con 200-300 pazienti in terapia intensiva. Ora cominciamo questa fase con 2.200-2.300 pazienti, che sono il segno di una grande diffusione. Abbiamo ben nove regioni con valori d’impegno nelle terapie intensive" ha svelato Pregliasco.