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Storie umbre d'ordinaria follia

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Anton Carlo Ponti
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Chi ha detto che la realtà imita l'arte? Ah sì, il buon Oscar Wilde che dal mondo reale subì non poche angherie. Ci son due fatterelli d'Umbria che mi paiono emblematici di un certo clima da teatro dell'assurdo Jonesco più che Beckett. Ci arriverò fra qualche riga. Intanto sulla banda bianca del Tricolore scriverei: 'L'ultimo chiuda la stalla'. (Ma i buoi stai certo son già scappati. A zampe levate). Quindi non più 'Tengo famiglia'. Gesù! Ora tutti a piangere sul latte versato, a palleggiarsi le responsabilità (che son sempre degli altri). Uno squilibrato, un fallito dentro e fuori, interrompe la vita, che è sacra, di un magistrato, di un avvocato, di un cittadino testimone. Dove? Nel tempio della giurisdizione. Luogo in cui si condanna e si assolve, si dirimono (troppo spesso male) omicidi, controversie e liti: doloroso teatro che c'è perché la vita quotidiana non sia una giungla di belve feroci (incapaci di vendetta ma solo di sopravvivenza). Ugo Betti ci ha lasciato “Corruzione al palazzo di giustizia”, i giornali titolano “Morte al palazzo di giustizia”. Inaudito. La realtà è più forte, sembra, della più scatenata immaginazione dei romanzieri. Quindi c'invade a slavina il fango del 'di chi la colpa'. Negligenza? Taccagneria? Insipienza? Stupidità armata? Ma avete guardato come si sorvegliano le piazze nevralgiche di Roma? Poliziotti o carabinieri a chiacchierare in gruppo. Ma torno alle storie di umbra follia. Il primo caso è da manuale. Un comandante pilota umbro ha l'onore di portare a Palermo su un volo di linea il Presidente della Repubblica. Notizia da rotocalco. Fotografie a gogò. Di lì a poco il pilota - forse colpito da sindrome o maledizione Lubitz - dopo una discussione in famiglia (anche i piloti possono tenerne una) si mette a sparacchiare contro una parete di casa. Di lì a poco, sospeso dal volo, mentre guida la Mercedes da Todi verso Roma ha un lieve incidente stradale. Al controllo, il tasso alcolico risulta superiore al consentito. Ritiro della patente. Il pilota di Sergio Mattarella al momento non guida più ne in cielo né in terra. Sì, è una storia crudele e grottesca, degna di un racconto, che scriverei se fossi Philip Roth o Charles Bukowski (autore appunto di “Storie d'ordinaria follia”). Il secondo caso ha un che di francescano e di ridicolmente furbesco. E surreale. Il sindaco di Assisi pagherà, di tasca sua, con 'risorse proprie' dicono le cronache, le contravvenzioni di sosta vietata ai pellegrini giunti a Santa Maria degli Angeli per la messa di Pasqua; il sindaco dichiara che i vigili urbani han fatto il loro dovere. Ci mancava che dicesse: i vigili sono stati un po' fiscali. Insomma: Una sosta val bene una messa. Una messa val bene una multa. Un sindaco val bene una mossa (elettorale). Giovenale non si meraviglia più di nulla. Roberto Saviano da Maria De Filippi (Gomorra in salsa Kitsch), l'ottimo benemerito Raffaele Cantone col suo libro sotto il braccio come un Vespa qualsiasi. E De Gennaro inamovibile. Volete una vignetta di Giannelli? Eccola. Moglie e marito su una panchina nel parco. Marito: De Gennaro non darà mai le dimissioni. Moglie: Nemmeno sotto tortura. Ma ora, buoi permettendo!, si farà una bella legge. E tutti vivremo felici e contenti baciati in fronte dal principe azzurro dell'onestà. Giovenale non si meraviglia della mancanza di pudore, e di buon gusto. Del conflitto d'interesse che inquina la cultura. Ci sono 'critici' d'arte o letterari che vivono alla grande, nani sulle spalle di giganti (Bernardo di Chartres), su un artista o su un poeta di cui promuovo il mercato e le aste, curano gli inediti, gli archivi, i diritti d'autore, e nel contempo da mane a sera non fan che scriverne, firmando gli articoli addirittura su giornali e riviste di cui son collaboratori. Insomma fanno la festa e se la godono. Imperterriti parassiti senza verecondia. Ma avrà ragione Salvatore Settis: il mondo salverà la bellezza? Boh! E ci meravigliamo se la metà degli italiani non vanno a votare, se corruzione e evasione fiscale sono inarrestabili? C'era a Bevagna una simpatica macchietta d'uomo che borbottando mi diceva sempre quando c'incrociavamo in paese: “Avvoca' [ero fresco di laurea in giurisprudenza], tanto è tutto un magna-magna”. Ho rivisto da poco il film di Nanni Moretti "Sogni d'oro"(1981), in cui un regista bravo ma incompreso esasperato si sfoga così: “Tutti a parlare di cinema. Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica? Parlo mai di algebra? Io non parlo di cose che non conosco”. Vallo a dire a un Paese in cui ci sono almeno trenta milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio.